Perché ho scelto l’Islam

Racconto autobiografico di Abdel Nûr Cabrini

Ci eravamo trasferiti a Brescia abbandonando la provinciale Cremona e con essa il fantastico Duomo ricco di affreschi e di arazzi nel quale avevo servito come chierichetto con zelo e con passione pieno di educazione cattolica, affascinato dal rituale maestoso della Messa Cantata, una concessione fatta secoli fa dal Papa alla Cattedrale di Cremona, dall’odore intenso dell’incenso e dai Canti gregoriani in latino.
Tutto questo venne a mancarmi quando ci trasferimmo, un semplice garage di cemento armato un tavolo come altare aveva sostituito il Duomo, fui estremamente triste, non solo dopo la morte del nonno persi quei mesi estivi ed autunnali che passavo in campagna, un mondo che, io non lo sapevo, era giunto ormai alla sua fine e che come una età dell’oro aveva segnato i primi dodici anni della mia vita. Non frequentai più una Chiesa. Più avanti in un momento di disperazione esistenziale tirai un cuscino al crocifisso che cadde sul pavimento della mia camera e che non senza una vera paura nascosi in un cassetto, per sempre. Quando decisi di comprare dei libri avevo di poco superato i miei tredici anni; di libri ne avevo già letti molti dalla biblioteca di mio zio poi di mio padre ma ancora non ne avevo acquistati. Comprai due libri, uno era un piccolo Corano con copertina verde e scritte in oro, l’altro era una edizione tascabile di un’opera del Nietzsche: “Così parlò Zarahtustra”.
Quando a casa iniziai a leggere il Corano mi adirai subito a causa di questi Profeti che lanciavano maledizioni contro uomini e popoli, chiusi il libro e lo relegai insieme ad altri libri e non lo toccai mai più o… quasi.
Fui conquistato dalle tesi e dallo stile del filosofo tedesco e divenni un … superuomo. Allora io non lo sapevo, ma Allah mi aveva dato in mano l’inizio e la fine del mio percorso spirituale. Scriveva Muhyi-d-din ibn ‘Arabi, nel suo “Fucûc al-Hikam”: “… Poiché Dio è l’essenza di tutto quanto si manifesta e viene chiamato creatura. In questo senso possono essere attribuiti i nomi “l’Esteriore” (az-zâhir) e “l’Ultimo” (al-âkhir) al servitore.” Senza saperlo il Clemente ( ar-rahmân ) mi esternava il mio stato di creatura.
Negli anni immediatamente successivi acquistai tanti altri libri trovati su una bancarella dell’ “usato” e compresi così che bisognava essere un superuomo per sopravvivere in questo mondo totalmente in crisi e senza Dio, perchè Dio era morto! Imparai che il mondo era in crisi, che lo era il mondo moderno e che come scriveva Schankaracarya nella sua Aparokshanabhuti: “Tutto è prodotto dall’ignoranza e scompare grazie alla conoscenza”. E fu leggendo le opere di René Guénon, che allora non sapevo essere un convertito francese all’Islam che mi dedicai allo studio delle Religioni, poichè le innumerevoli citazioni fatte dal Guénon mi portavano ad ampliare sempre più le mie letture e conoscenze. Fu così che anche un Coomaraswamj conservatore della sezione di arte asiatica del Museum of Fine Arts di Boston, divenne un capisaldo per comprendere il rapporto Arte e Natura, Arte ed Estetica ed il Simbolismo non solo artistico ma anche Calligrafico. Coomaraswamj non fu mai Mussulmano ma fu uno stretto amico del Guénon e un conoscente anche di Evola un esponente italiano del filone tradizionalista che portava avanti a suo modo una critica serrata al mondo moderno. Fu così che esplorai tutto il mondo religioso umano anche leggendo Mircea Eliade: dietro di me avevo abbandonato il cristianesimo che ritenevo una cattiva copia del Mithraismo iranico che si era espanso in tutto il tardo Impero Romano arrivando quasi a fermare l’avanzata del cristianesimo, mentre ignoravo totalmente l’Islam ritenendolo una variante giudaico-cristiana che non meritava il mio interesse! Avvenimenti della mia Vita mi portarono ad intraprendere la Via dell’emigrazione in totale solitudine avendo perso tutto ciò che avevo anche la mia Famiglia e mia Figlia.
Per cinque anni vissi in una cameretta tre metri per tre, senza televisione, radio e giornali: solo con i miei ricordi e ciò che la memoria mi permetteva di ricordare dei miei libri, della mia cultura che affannoso scrivevo in appunti, scritti e pensieri. Un muro costruito attraverso la città in cui abitavo mi separava dalla Donna che amavo, sino a che un giorno scoprii che non era quella Donna che amavo ma l’Amore, la capacità di amare e con essa l’Amore per la Vita, non quella borghese, ma l’esistenza della Vita, la Creazione. Quella illuminazione mi venne ricordando alcuni “inni” alla “Dea Madre” che avevo imparato a memoria, editi da Arthur & Ellen Avalon su di un libro che più tardi in Italia recuperai:

“Se per seguire la via di Kula (Il Kulachara, la più elevataa fra le sette tantriche)
devo subire rimproveri, meglio è che io rimanga oscuro.
Non farmi ottenere i vantaggi che vengono dal culto
di Keshav (Vishnu) e Kaushiks (Epiteto di Shiva e Indra); piuttosto, o Madre,
lascia che il Cuore mio rimanga a meditare
accanto ai tuoi piedi di Loto,
venerati da Brahma, Hari, il nemico di Smara (Dio dell’Amore)
e il nemico dei Daitya”.

“O Madre del Mondo, o Madre!
Io non ho adorato i tuoi piedi,
né ti ho fatto abbondanti offerte;
eppure l’Amore che tu mi porti è incomparabile,
perchè talvolta può venire al mondo
un cattivo figlio, mai una cattiva madre.”

“O Madre, lascia che torrenti di santa devozione
vadano verso Te.
Sii sempre il mio tetto.
Combattendo ed annegando,
ahimè!, io sono nell’Infinito
Oceano d’Illusione,
non assaporo l’Acqua zampillante
della beatitudine del Brahman,
che spazza via il peso delle afflizioni mentali
ai numerosi Deva”.

Fu tanto il dolore provato in quegli anni e fu tanto l’Amore che provai per la Vita e per il Mondo che il superuomo che Nietzsche aveva creato in me crollò come un castello di sabbia e non sarebbe passato molto tempo prima di sentire di essere un niente d’innanzi alla Potenza di Allah!
Mi venne voglia di far la valigia con le mie poche cose e partire subito per l’India e cercare qualche Maestro dell’Advaita Vedanta Tantra, una Dottrina della Unità di Dio vista nella Sua dualità rispecchiata nel famoso detto: “Non c’è Shiva senza Shakti, non c’è Shakti senza Shiva”. Dove Shakti è la Potenza di Shiva che agisce attraverso di Essa stando immobile, un poco come l’Uno Immobile del filosofo greco Parmenide.
Ma qualcosa mi fermò come già alcune volte nel passato ed andai in Italia a trovare mia Figlia. In Brescia, dopo un poco, mi prese la nostalgia di contattare un amico di percorso intellettuale e spirituale che non vedevo e non sentivo da diciasette anni!
Riuscii a contattarlo solo dopo essere tornato in Berlino per scoprire che si era convertito all’Islam, mi misi a ridere causando un suo piccolo accenno di ira, ma lo calmai accettando senza problema la sua decisione e chiedendogli se aveva fatto quel passo a causa di René Guénon, lo Shaikh ‘Abdel-Wâhid Yahiâ, che fu il discepolo dello Shaykh Abder-Rahmân Elish El-Kebir, El -‘Alim, El-Malikî, El -Maghribî, che era lo Shaikh di un ramo della Tariqâ Sufica Shâdilia, la sua risposta fu negativa, si era deciso a quel passo causa la grande personalità etica e morale dello Ayatollah Khomeini, non aveva però abbracciato la Sh’ia, ma l’Islam Sunnita.
Nei due anni successivi ogni volta che ero in Italia a trovare mia figlia, con essa andavo a trovare questo amico che ora era diventato Abdel Karim.
Ogni volta rientravo a Berlino con libri e materiale propagandistico mussulmano e non tardai a riconoscere che se avessi approfondito l’Islam quando avevo vent’anni, forse sarei diventato già allora mussulmano. Ma con quale testa? Chi meglio di Allah poteva sapere ciò che era necessario al mio cammino interiore?
Già avevo le mie posizioni ben chiare nei confronti del Mondo moderno della sua crisi etica e morale, con l’Islam scoprii anche la corruzione dell’uomo moderno, quello che viene definito “occidentale”, riscoprii nuovamente il senso della famiglia e del rapporto Uomo – Donna, scoprii come fosse insensato il nazionalismo e come invece fosse importante la Umma, la Molteplicità così amata da Allah (t.) e da Lui così profusa nella sua Creazione.
Decisi quindi nell’estate del 1990 di convertirmi, ma prima mi abituai già a fare a meno dell’alcool, solo in Ottobre recitai, in presenza di due mussulmani pakistani la Shahada nella Moschea più vecchia di Berlino, costruita nel 1922. Poco dopo scoprii che la Moschea era stata costruita ed ancora gestita dagli Ahmadiyya, un movimento riformatore dell’Islam che un anziano turco mi sconsigliò di frequentare. Cosa che feci, iniziando a frequentare la Moschea Mevlana, dove fui ben accolto.
Purtroppo mi sentivo isolato poichè non parlavo turco, ma Allah (t.) non si scordò di me, da Abdel Karim in Italia mi giunse una telefonata con la quale il fratello italiano mi informava di essere stato a Rimini dove aveva accolto il Bayat di un Maestro Sufi della Tariqa Nasqbandiya e in quel raduno aveva conosciuto un’altro fratello italiano che abitava a Berlino e mi consigliò di contattarlo, così sarei entrato in contatto con altri fratelli tedeschi, con i quali potevo comunicare. Accettai e così senza saperlo mentre con la Shahada avevo aperto la fase più tecnica, più esteriore del mio essere muslim, con questo successivo passo avrei aperto il mio Cuore all’Islam.
Hairuddin il fratello italiano che aveva preso in Cipro il Bayat dal Maestro Sufi, l’anno successivo mi portò a fare il Ramadan in Londra dove lo avrebbe fatto anche il Maestro.
Fu così che entrai in contatto con l’Uomo più straordinario della mia Vita, lo Shaykh Muhâmmad Nâzim al-Hakkâni ar-Rabbâni-l’Aziz quarantesima guida nella Catena d’Oro dell’Eccelso Ordine Naqshbândi.
Feci il Bayat direttamente dalle sue mani mentre l’Umma che me riluttante mi aveva spinto sino a Lui rinnovava il Bayat che partendo dai fratelli che ponevano la mano sulla mia spalla fluiva a tutta l’Umma.
Non vi sono sufficienti parole per descrivere lo stato in cui mi trovavo, a detta dei fratelli più vicini sembravo aver ricevuto una tale “botta” spirituale da trasferirmi in uno stato di Beatitudine, mentre il Santo Nome di Allah Hâkk veniva dallo Shaykh ripetuto piú volte.
Da allora con alti e bassi cammino su di una Via cercando di non perdere di vista la Carovana dei migliori di Allah (t)

Abdel Nûr Cabrini

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