Gheddafi no, Gheddafi sì, Gheddafi un po’, così così.

La Libia e la storia

Bunga bunga a Venezia dei figli di Gheddafi con la partecipazione di personalitá italiane e internazionali

Ormai di Gheddafi, della Libia e degli intrecci economici, finanziari, politici, strategici sappiamo tutto.

Le industrie italiane presenti sul territorio libico grazie ad accordi bilaterali che fanno infuriare la concorrenza internazionale, le partecipazioni di Gheddafi e della sua famiglia in alcune fra le più grandi realtà imprenditoriali italiane (Unicredito, Finmeccanica, Fiat, Eni, Mediobanca) e le commesse italiane in Libia (Impregilo, Italcementi, Telecom, Alitalia, Edison, Grimaldi).

Ormai di dominio pubblico anche il “complotto” francese per soffiare da sotto il naso all’Italia, la possibilità di una presenza egemonica sul suolo libico per trarne i dovuti vantaggi. Continua a leggere

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La fine del Dio della tecnologia

Non avrai altro Dio all’infuori di Me

È il primo comandamento valido per ebrei e cristiani.

Fukushima

Il corrispettivo musulmano è nella prima parte della proclamazione di fede: la ilaha illa allah, non esiste divinità all’infuori di Dio. L’affermazione della supremazia dell’Assoluto, dell’Eterno, dell’Imponderabile sopra ogni ragione, certezza, speculazione dovrebbe essere il riconoscimento elementare alla base della nostra esistenza effimera eppure … Eppure sembra l’assioma più difficile e controverso del nostro tempo. Più della ragione dell’illuminismo, oggi abbiamo innalzato un altare alla tecnica, più grande e più potente di ogni altra suggestione fin qui nota. Continua a leggere

Italia, Libia e l’emergenza immigrati

Nel 2010 la Francia ha accolto 48.000 rifugiati,

Lampedusa

la Germania 41.000, la Svezia con nove milioni di abitanti ne ha accolti 32.000. L’Italia 6.500 (seimilacinquecento).

In uno di questi paesi i giornali e i media televisivi sono pieni di titoli come “emergenza” “situazione insostenibile” “invasione” “pericolo per la nostra identità culturale” “padroni a casa nostra” “rimpatrio” “buttiamoli a mare”.

Avete dieci secondi di tempo per indovinare di quale paese si tratta. Continua a leggere

Bye bye Mubarak

… e due …

Adesso tutti ad applaudire gli eroi di piazza della Liberazione

bye bye Mubarak

che eroi lo sono stati veramente specialmente nella notte fra mercoledì e giovedì della scorsa settimana quando, attaccati dai killer di Mubarak, hanno resistito per ore sotto una pioggia di sassi, molotov e il fuoco dei cecchini lasciando sul suolo almeno dieci morti, la maggior parte dei quali colpiti da armi da fuoco. Ma a quel punto le cancellerie europee e la Casa Bianca erano preoccupate per l’escalazione delle violenze (plurale) e raccomandavano il ricorso al dialogo.

Su internet ho letto che analizzare e condannare l’ipocrisia occidentale a questo punto sarebbe come sparare sulla Croce Rossa. Continua a leggere

Terrorismo, globalizzazione, U.S.A., wikileaks

Lo scontro mercantile trasformato in scontro di civiltà.

Proviamo a fare un percorso inverso,

La C.I.A. su Mattei

cioè, invece di continuare a smascherare come bufale e complotti i singoli episodi di terrorismo per scoprire inevitabilmente la mano di servizi segreti interessati e armate Brancaleone, proviamo una volta a dare un’occhiata a documenti e studi ufficiali di Governi e Ministeri, anche senza wikileaks, e vedere quali conseguenze questi studi hanno poi avuto sulla realtà. Continua a leggere

La NATO e la guerra invisibile

La svolta storica della difesa atlantica

Sembrava che con Obama il mondo sarebbe cambiato,

N.A.T.O.

 in realtà il cambiamento era già in atto da qualche tempo ma non ce ne eravamo accorti.

Con l’apertura del muro di Berlino, il crollo del Patto di Varsavia e l’indipendenza delle repubbliche caucasiche, le strategie dei paesi del Patto Atlantico erano ormai obsolete e gli strateghi della geopolitica erano già al lavoro per definire nuovi obiettivi e nuove prospettive per l’alleanza. Continua a leggere

Lo Yemen, gli amici e il pacco

Quo usque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?

Ciá vá, non ho meglio da fare e provo qui con un riassunto breve.

il pacco

Questa la prima notizia così come riportata dal Corriere:

“A far scattare l’allerta era stata la scoperta, avvenuta la notte tra giovedì e venerdì, di un toner apparentemente trasformato in ordigno a bordo di un velivolo della Ups, una compagnia di spedizioni, durante uno scalo a Londra. Il velivolo era partito dallo Yemen ed era diretto a Chicago. L’Fbi ha poi fatto sapere che il toner manipolato è risultato negativo ai controlli per l’esplosivo, ma nel frattempo sono scattati controlli su altri due aerei della Ups in arrivo negli Usa, a Newark e a Philadelphia”. Continua a leggere

Il cowboy buono e il pasdaran gentile

Obama e Ahmadinejad all’O.K. Corral

Chissà se è una prerogativa del destino

Obama, Ahmadinejad

quella di portare un giorno il simile ad affrontare il simile.

Obama non era ancora presidente quando nel 2008 a Berlino a due passi dalla Porta di Brandeburgo in un discorso scritto a Hollywood, venne a chiedere più soldati per la guerra in Afganistan, una guerra scatenata dal suo predecessore George W. Bush con lo scopo ufficiale di contrastare le attività terroristiche di Osama bin Laden, diventato da allora primula rossa del terrorismo internazionale. Continua a leggere

La corazzata Bismarck diventa araba

I cantieri Blohm + Voss, orgoglio dell’industria tedesca, venduti ad un fondo di Abu Dhabi.

 Agli stranieri che entrano in Italia,

La corazzata Bismarck

specialmente se di nazionalitá araba o di fede musulmana, Maroni vuole prendere le impronte digitali rivelando non solo il carattere profondamente razzista del suo partito, ma anche la profonda incompetenza strutturale del Governo di cui fa parte. Non da oggi, infatti, nella migliore tradizione mercantile musulmana, gli affari dei carovanieri che un tempo attraversavano i deserti dallo Yemen al Libano e dalla Cina al Marocco si sono estesi a tutto il pianeta e i loro petrodollari sono i benvenuti nelle capitali economiche di tutto il mondo afflitte dalla crisi. Continua a leggere

Persa la battaglia di Nassiriya, l’ENI si ritira a Zubair

Fine di un capitolo nero della politica estera italiana di cui è vietato parlare.

Nel 1995 l’ENI firma un Production Sharing Agreement (PSA)

ENI S.P.A.

con l’ente petrolifero irakeno per lo sfruttamento del giacimento di petrolio nella regione di Dhi Qar con capitale Nassiriya. Il contratto prevede la partecipazione diretta agli utili dello sfruttamento e potrá peró iniziare solo alla fine dell’embargo proclamato da inglesi e U.S.A. Dall’embargo si passa nel 2003 alla guerra e l’Italia si affretta a mandare i suoi soldati a Nassiriya al seguito dei tecnici ENI che sono già lí da giugno. Continua a leggere