La fotografia, una storia partigiana

Maria e Giuseppe

«Papà dove sei? È ora di cena.»

«Sono qui in camera.»

«Cosa fai qui tutto solo al buio? Non stai bene?»

«No, no sto bene. Sto solo pensando.»

«A cosa stai pensando?»

«Che dopodomani è il 25 Aprile.»

«Ma viene tutti gli anni il 25 Aprile. E perché adesso ridi?»

«Perché hai detto una cosa bella: prima o poi viene sempre il 25 Aprile!»

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Italia, Libia e l’emergenza immigrati

Nel 2010 la Francia ha accolto 48.000 rifugiati,

Lampedusa

la Germania 41.000, la Svezia con nove milioni di abitanti ne ha accolti 32.000. L’Italia 6.500 (seimilacinquecento).

In uno di questi paesi i giornali e i media televisivi sono pieni di titoli come “emergenza” “situazione insostenibile” “invasione” “pericolo per la nostra identità culturale” “padroni a casa nostra” “rimpatrio” “buttiamoli a mare”.

Avete dieci secondi di tempo per indovinare di quale paese si tratta. Continua a leggere

Una guerra in conto terzi

U.S.A. e Cina proseguono la Conferenza di Seoul con altri mezzi

È il 22 ottobre 1961, Edwin A. Lightner,

Check Point Charlie

diplomatico americano è fermato al Check Point Charlie di Berlino dalla Volkspolizei che, in contrasto con gli accordi alleati, pretende di controllarne l’identità. Più volte i G.I.’s americani scortano le macchina del diplomatico alleato attraverso la linea di demarcazione fino a quando la situazione prende connotati paradossali. Quando il 26 ottobre la Volkspolizei pretende di nuovo di controllare le generalità di un Maggiore dell’esercito U.S.A. in abiti civili, carri armati americani attraversano a velocità folle Berlino ovest e prendono posizione dietro la linea di demarcazione. Altrettanto faranno i russi dall’altra parte. Per sedici ore trenta carri da una parte e dall’altra si fronteggiano pronti a far fuoco. La terza guerra mondiale è a un passo. Il KGB intercetta la telefonata del Generale Clay, responsabile delle truppe u.s.a. a Berlino ovest, con il Presidente J.F. Kennedy e consiglia al Comandante della città (est), Solowjew, di ritirare i panzer sovietici. La crisi è superata. Continua a leggere

Seoul, Obama e la nuova alleanza ribelle.

La principessa Leila, Ian Solo e Luke Skywalker contro l’Impero

Doveva finire com’è finita.

Luke Skywalker, principessa Leila, Ian Solo

L’alleanza ribelle di Germania, Cina, India e altri Paesi cosiddetti “emergenti” ha osato il colpo e la ribellione contro l’Impero. In pratica Merkel, Jintao e Singh hanno detto a muso duro che non tollereranno ancor a lungo i trucchetti mafiosi della FED e per questo non si sono lasciati intimidire dalla figura carismatica di yes we can Obama. Continua a leggere

I soldi falsi della FED

Uscire dalla crisi é facile: stampa i tuoi soldi fai-da-te.

Lo ammetto, da bambino ho fatto

Totó falsario

anch’io le mie brave raccolte di figurine Panini. La prima che mi ricordi era intitolata “Storia d’Italia”. Le bustine costavano dieci lire e dentro c’erano figurine su carta patinata da incollare all’album con la colla nei barattolini di plastica che aveva l’odore (e il sapore) delle mandorle. Il maestro, a scuola, un po’ si arrabbiava se nell’intervallo facevamo lo scambio delle doppie, ma, alla fine dei conti, la raccolta con le sue figure di epiche battaglie fra romani e barbari, fungeva un po’ da sussidiario alle lezioni di storia. Poi vennero le raccolte dei cantanti e dei calciatori e lì il conflitto con l’autorità scolastica divenne scontro aperto. Continua a leggere

La Germania e L’Islam

Scontro di civiltà o multi cultura.

Berlino - moschea ottomana

Berlino - moschea ottomana

Non che in Germania manchino gli istigatori, i predicatori dell’odio e gli eterni divulgatori del panico gratuito, anzi. Quello che però fa la differenza sono i toni più civili, la mancanza di show con urla e insulti, le soluzioni conseguenti. Continua a leggere

Mondiali di calcio e i goal dell’immigrazione

La Germania sportiva  modello di integrazione

Una cannonata di sinistro dai limiti dell’area di rigore e Mesut Özil,

Mesut Özil

figlio di immigrati turchi, nato a Gelsenkirche, nel cuore della Ruhr, diventa l’eroe della qualificazione per gli ottavi di finale in Sudafrica della nazionale tedesca.

Non è una rara eccezione. Nella nazionale convocata da Joachim Löw detto Jogy, ben nove calciatori hanno alle spalle un’origine di immigrazione. Continua a leggere