Il pappagallo e il derviscio

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C’era una volta un fruttivendolo che aveva un pappagallo. Era questi un pappagallo parlante, verde e con una voce molto dolce.

Il pappagallo stava tutto il giorno seduto sul bancone del negozio e parlava gentilmente con ogni cliente esattamente con le loro stesse maniere; anche nel canto, il pappagallo era bravissimo.

Un giorno, spiccato il volo dalla sua postazione, rovesciò un’ampolla di olio di rosa. Tornato in negozio il fruttivendolo, si sedette sulla sua panca e ben presto notò che questa era cosparsa di olio che ben preso intrise i suoi pantaloni. Adirato, colpì il pappagallo sulla testa e immediatamente questi rimase calvo. Per molti questi non parlò più e il negoziante sospirava profondamente pentito.

“Oh, povero me! Il sole della mia felicità è sparito dietro le nuvole. Mi si fosse spezzata la mano! Come ho potuto colpire al capo un tale oratore?”

Fece donazioni ad ogni derviscio perché il suo pappagallo potesse ritrovare la parola. Dopo tre giorni se ne stava seduto sulla sua panca preoccupato e confuso, come un uomo disperato. Mostrava all’uccello ogni cosa meravigliosa per invogliarlo a parlare.

Passò di lì un derviscio calvo nella sua tunica rappezzata, la testa liscia come un muro piastrellato.
Il pappagallo cominciò a parlare, si rivolse al derviscio e gli disse:
“Ehi, amico, come sei diventato calvo, oh testa pelata! Hai versato anche tu l’olio dall’ampolla?”

Jalaluddin Rumi

(Tradotto da Stefano Comi)

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