Resta tranquillo

Un economo era impiegato in un palazzo, in India. Mori’, ed il figlio, molto giovane, dovette subentrare al suo lavoro.
Era un giovane intelligente, ben istruito, attratto dalla vita spirituale.
Aveva studiato la lingua del proprio paese – il tamil – ed anche il sanscrito.
Si era ben preparato per la ricerca spirituale.

Pur obbligato a lavorare nel palazzo, trascorreva ogni giorno al tempio, vi pregava e, quindi, ritornava nella dimora.
Erano nate, nei suoi riguardi, delle difficolta’ nel palazzo perche’ la regina si era innamorata di lui.
Egli non cercava attaccamenti di quel genere; cio’ lo turbava e costituiva la ragione per la quale egli trascorreva lunghe ore nel tempio.

Un giorno, scorse, nell’angolo del tempio, assiso nella postura del padmasana, un maestro, assorbito nella meditazione.
Era la prima volta che notava quella persona.
Si senti’ pieno di curiosita’, mentre, tra l’altro, provava un forte desiderio di ricevere un consiglio spirituale.
Si sedette, di conseguenza, davanti a quello.
Le ore trascorsero: mezzanotte, l’una, le due, le tre. Dopo circa quattro ore, il santo apri’ gli occhi.
Vide un giovane seduto davanti a lui, e se ne stupi’:

“Figlio mio, perche’ ti trovi qui? – gli domando’.
“Maestro, vorrei ricevere un vostro consiglio spirituale.
“Resta tranquillo” – fu la sola risposta.»

Tratto da
“Il silenzio e la vita spirituale”
– di Swami Ritajananda –

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