Amina al-Filali e Franca Viola

In memoria di Amina al-Filali

In memoria di Amina al-Filali

Amina, sedici anni, tornava da scuola quando il bruto l’ha sorpresa e violentata.

Il giudice e i parenti l’avevano convinta/costretta a sposare il suo aguzzino per evitare lo scandalo. Ma Amina non ha retto alle continue violenze del marito violento e il dieci marzo scorso ha bevuto un’intera bottiglia di veleno per i topi.

Voglia Allah nella sua infinita Misericordia, accoglierla nel “Giardino vasto come i cieli e la terra che è preparato per i timorati“ [Cor. 3, 33]

La storia tragica di Amina ci riporta al lontano dicembre del 1965 quando l’allora diciassettenne Franca Viola fu rapita da certo Filippo Melodia, un giovanotto imparentato con la cosca mafiosa del posto.

Dopo otto giorni di prigionia in un casale di campagna, Franca fu liberata dai carabinieri.

A Franca fu proposto il matrimonio riparatore che avrebbe, secondo l’usanza e l’articolo 544 del codice penale, salvato lei dal disonore e lui dalla galera.

Con grande fermezza e un coraggio incredibile Franca disse NO!

Furono anni difficili, fatti di insulti alla famiglia e attentati e alle proprietà ma Franca non si piegò e ricevette la solidarietà di tutto il mondo civile e religioso.

L’allora presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat, le inviò un regalo quando nel 1968 Franca sposò il suo fidanzato e il Papa Paolo VI la ricevette in udienza privata.

Filippo Melodia, dopo aver scontato due anni di carcere, fu ucciso con un colpo di lupara nel 1978 vicino a Modena.

Meno fortunata la storia di Amina.

Dopo essere stata violentata e dopo aver sposato il suo aguzzino rimasto in libertà grazie all’articolo 475 del codice penale che permette ai condannati di abusi sessuali o di rapimento di un minore, l’imputabilità qualora sposino la propria vittima, Amina è sta per mesi terrorizzata e maltrattata dai parenti dello sposo.

Il dieci marzo il tragico epilogo.

Ora la discussione su una riforma del codice penale marocchino per una migliore protezione delle donne infiamma tutta l’opinione pubblica.

Il re del Marocco, Mohammed VI è noto come uno dei pionieri dei diritti delle donne nel mondo arabo. Il nuovo Codice sul diritto di famiglia, noto come Mudawwana e adottato nel 2004, fra le varie modifiche apportate ha permesso alle donne di avviare pratiche per il divorzio, ha messo fuori legge il diritto dei mariti di poter ripudiare la moglie, posto limiti alla poligamia e migliorato i diritti ereditari delle donne. La nuova Mudawwana ha inoltre innalzato l’età legale di matrimonio per le donne da 15 a 18 anni, rendendola uguale a quella per gli uomini.

In certi casi però il giudice ha la possibilità di concedere il permesso di matrimonio anche ai minori, come nel caso di Amina.

Spesso questi permessi sono rilasciati quando ci si trova davanti al caso di una violenza e della volontà di un matrimonio riparatore.

È contro questa norma che si battono gruppi di iniziativa popolare e associazioni delle donne marocchine.

“E’ impensabile essere violentata e poi dover convivere con lo stupratore”, ha detto Rhizlaine Benachir del Forum delle donne marocchine Joussour. “E’ facile dire ti perdono, mentre in realtà (la legge) autorizza lo stupro. Senza alcuna procedura giudiziaria, in realtà si incoraggiano gli stupri”.

La legge è in contraddizione con la nuova Costituzione approvata a luglio, la quale condanna la discriminazione contro le donne, ha ribadito Benachir. Secondo la legge marocchina, uno stupratore può affrontare pene detentive fino a 20 anni. Ma sono le vittime che vengono spesso incolpate del crimine, specialmente nei villaggi rurali, come quello in cui viveva Amina Filali.

In Italia, dopo il caso di Franca Viola ci vollero sedici anni per abolire il famigerato articolo 544 del codice penale.

C’è da sperare che il legislatore marocchino faccia il suo percorso in tempi più brevi.

 Marocco

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