Preghiera

Preghiera sui tetti del Cairo

Preghiera sui tetti del Cairo

Oh Allah,

Pietoso e Misericordioso,

Re dei popoli,

Signore del Giorno del Giudizio,

si è mai sentito di un asino che è andato a bussare alla porta del Re

e che, rivolgendosi verso l’alto,

gli abbia parlato così?

“Oh Signore,

sovrano magnifico,

reggente dei popoli dall’est all’ovest,

ascolta la preghiera del tuo umilissimo suddito,

proteggi i miei figli asini,

la mia famiglia di asini,

e l’asina mia moglie.

Dacci tutto ciò di cui abbiamo bisogno nella tua misericordia infinita.

Biada e fieno quanto basta,

un tetto sopra la testa

per le notti di pioggia e di vento

e ancora molti anni per continuare a tirare il carretto

del contadino che la sera riempie la nostra mangiatoia.

Non farci mancare un pascolo di erba verde

Nelle estati quando la natura esplode in tutta la sua bellezza

E ricchezza.

Regala anche al contadino molti anni di vita

così da poter arrivare insieme alla vecchiaia

Quando le membra saranno stanche

E insieme

Riposeremo all’ombra del faggio.

Oh sovrano giustissimo

Concedi a noi

E alle generazioni future

Tutto questo

In nome della tua suprema giustizia

E magnificenza”.

No Allah,

una cosa del genere non si è mai vista

e udita.

Un asino che avesse

La presunzione di poter ardire

Ad una simile supplica

Potrebbe solo sonoramente

Ragliare

Fra il diletto degli astanti.

Fra l’altro,

fosse anche possibile che l’asino

portasse a termine una simile supplica,

Il Re

Potrebbe decidere di lanciargli,

anziché un pugno di biada,

un pugno di diamanti per soddisfare sé stesso e la sua famiglia di asini per generazioni a venire.

Cosa farebbe a questo punto l’asino?

Proverá ad annusare la manciata di pietre davanti al suo muso

E

Trovandole poco commestibili, girerà la schiena al Re

E se ne andrà

Deluso e di cattivo umore.

Ecco Allah,

ho pensato a tutto questo

e mi sono chiesto?

Cosa valgono le mie preghiere?

Qual è la mia presunzione

Davanti alla tua Gloria infinita?

Come suoneranno le mie parole

Alle tue orecchie?

E se anche Tu mi avessi

Ascoltato

E avessi lanciato

Una manciata di perle preziose

Proprio qui,

davanti ai miei occhi,

a portata di mano

e che attendono solo di essere raccolte,

che possibilità avrò

di riconoscerle come perle

e non come sassi indigesti

da farmi venire il mal di stomaco?

Ecco Allah

O pensato a tutto questo

E mi sento

Un asino

Ragliante e ignorante

Capace di misurare il mondo

Solo col proprio stomaco

Anziché con la Ragione

E col

Cuore.

Ecco Allah,

se anche questa notte sentirai

un raglio

sonoro e scomposto

sono io

che con le mie pretese

e la mia arroganza

cerco di impressionarti

per farti credere che

io

ho una qualche importanza

nel creato maestoso

che Tu

ci hai dato in eredità.

Ecco Allah,

sono un asino,

non volermene,

e interpreta questo mio sfogo

come una richiesta (ancora?)

del Tuo perdono

e della tua Misericordia infinita

verso l’ultima

delle tue creature.

 

 

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