Obama – Osama e il teatrino dell’assurdo

Come ti elimino il terrorismo che non c’è mai stato.

Va bene, ormai lo sanno tutti, Osama era agente della CIA e reclutava i mujaheddin durante la resistenza contro l’invasione sovietica mettendoci i soldi suoi (amministrati dalla Deutsche Bank) e il know how americano, tanto che il nome Al-Qaida altro non è che la traduzione di “data base”, cioè la lista digitale dei ribelli reclutati nelle medrase della regione aperte con i soldi dell’ISI (servizio segreto pakistano). Gli studenti di queste medrase (in arabo, talebani) andavano poi a gonfiare le file degli insorti.

Ma tralasciamo tutti questi dettagli e diamo pure credito alla favola di un Osama bin Laden offeso dalla presenza dei militari americani sul suolo consacrato e proibito agli infedeli (Haram) dell’Arabia Saudita  e che si pone l’obiettivo della purificazione dagli stranieri e dalla vituperata famiglia Saud, responsabile dell’offesa all’islam e colpevole di una condotta amorale. Quale sarebbe la colpa di bin Laden?

Secondo i suoi biografi della CIA e degli altri organi preposti, il nostro avrebbe continuato a investire i suoi milioni per reclutare in tutto il mondo, la peggiore feccia dei deserti e dei suk per riunirli in Afganistan a studiare i piani dell’eversione mondiale.

Come nei film di James Bond.

E, pensate, nel momento decisivo nel quale venti di questi gaglioffi si ritrovano un mattino di settembre nell’aeroporto di Boston pronti a dirottare ben quattro aerei da schiantare sul WTC, il Pentagono e la Casa Bianca, CIA, NSA, FBI, e l’altra decina di servizi segreti fra i migliori del mondo, non notano niente di sospetto.

Non c’è che dire, bin Laden e la sua banda l’hanno fatta in barba a tutti.

Anche un anno più tardi, quando gli eserciti di mezzo mondo invadono l’Afganistan con l’obiettivo di catturare Osama e lo sceicco Omar, niente, nisba, nada!

Osama riesce a sfilarsi quatto quatto per continuare a telecomandare dalla sua base segreta gli ormai temutissimi terroristi di Al-Qaida che riescono di nuovo a colpire a Madrid, Djerba, Bali, Londra, Istanbul eludendo di volta in volta polizie, eserciti, servizi segreti fra i meglio addestrati del pianeta.

Non c’è niente da fare, Osama è il genio del male in assoluto dai tempi di Jack lo Squartatore.

Alla vigilia di elezioni, discussioni parlamentari in tema di terrorismo e di guerra, decisioni riguardanti il bilancio militare nelle segreterie e cancellerie occidentali, puntuale arriva l’attentato o il video scoperto in rete da IntelCentre nel quale il genio del male minaccia, ammicca, ammonisce. Nei Paesi di mezzo mondo si moltiplicano le uccisioni, gli attentati, le minacce che, per una strana sorte, fanno più vittime fra la popolazione musulmana che non fra quelle dell’odiato nemico d’oltre oceano o anche solo medio – orientale.

Al-Qaida é ovunque e in nessun posto.

É in Iraq prima della guerra per poi sparire come le mitiche armi di distruzione di massa mai trovate, nello Yemen fino all’intervento dei militari sauditi, in Marocco, in Algeria e, se negli anni scorsi, vi fosse venuta l’idea di eliminare vostra suocera, bastava gridare “Islam, Al-Qaida” e l’avreste fatta franca.

Ora, a difesa dei confini orientali del mondo civile, la nazione più potente del mondo ha mandato una squadra di killer addestrati per queste occasioni.

Qual era lo scopo dell’operazione?

L’eliminazione di un testimone pericoloso?

L’apoteosi del dramma dal titolo “guerra al terrorismo”?

Una questione sindacale sull’ammontare della cifra per la liquidazione di fine attività?

La preparazione alla campagna elettorale americana per la rielezione di Obama?

Uno spot pubblicitario per l’elicottero invisibile al sensibilissimo sistema radar pakistano in vista di commesse miliardarie?

Non lo so.

Di certo c’è solo che quando i temuti Seal’s sono arrivati nel rifugio del terrorista più pericoloso del mondo, hanno trovato due dozzine di persone fra uomini donne e numerosi bambini che dormivano sopra il cortile delle capre e delle galline. L’unico ad avere un’arma era il portinaio che, svegliato dai rumori sospetti, ha sparato un paio di colpi in aria (nessuno dei Seal’s è stato ferito) credendo di avere a che fare con qualche ladruncolo morto di fame.

Per contro, i Seal’s non hanno risparmiato nessuno degli uomini presenti nella casa. La testimonianza della figlia ci dice che Osama era stato catturato vivo e che in seguito è stato ucciso con due colpi d’arma da fuoco, uno al petto e uno alla testa.

I Seal’s, per una sorta di amore per la pulizia, hanno trafugato la salma di bin Laden sostenendo che nessun Paese era disposto ad accoglierla. A chi avranno chiesto?

“Scusi, qui parlano gli assassini di Osama, volete la salma da seppellire vicino alle piramidi? No? Va bene grazie, proviamo a chiamare Abu Dabi”.

Alla favola del cadavere buttato in mare “secondo il rito islamico” penso non ci abbiano creduto nemmeno Borghezio e la Santanché che pure, in fatto di Islam, sono pronti a credere a qualsiasi baggianata, basta che questa sia pubblicata dalle organizzazioni predisposte alla propaganda anti-jihadista.

Pazienza, se non fosse per il fatto che questa storia è uno dei capitoli che fanno da complemento alla lunga scia di sangue iniziata l’undici settembre del duemilauno, dovremmo farci una sonora risata e chiederci se a Hollywood non avevano di meglio da offrirci per questo inizio di primavera ma tant’é.

Osama è morto.

La guerra al terrorismo continua …

Obama nella Situation Room

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