Gheddafi no, Gheddafi sì, Gheddafi un po’, così così.

La Libia e la storia

Bunga bunga a Venezia dei figli di Gheddafi con la partecipazione di personalitá italiane e internazionali

Ormai di Gheddafi, della Libia e degli intrecci economici, finanziari, politici, strategici sappiamo tutto.

Le industrie italiane presenti sul territorio libico grazie ad accordi bilaterali che fanno infuriare la concorrenza internazionale, le partecipazioni di Gheddafi e della sua famiglia in alcune fra le più grandi realtà imprenditoriali italiane (Unicredito, Finmeccanica, Fiat, Eni, Mediobanca) e le commesse italiane in Libia (Impregilo, Italcementi, Telecom, Alitalia, Edison, Grimaldi).

Ormai di dominio pubblico anche il “complotto” francese per soffiare da sotto il naso all’Italia, la possibilità di una presenza egemonica sul suolo libico per trarne i dovuti vantaggi.

In tutto questo parlare e scrivere di strategie geopolitiche, finanziarie, strategiche, neocolonialiste, mi sembra che un aspetto fondamentale stia scivolando in secondo piano.

Sto parlando del fatto che Gheddafi è un criminale arrivato al potere dopo aver spodestato la monarchia Senussi che si era distinta nella lotta all’occupazione coloniale di Francia, Gran Bretagna e Italia.

Quando il 16 settembre 1931 a Soluch a cinquantasei chilometri a sud di Bengasi, in Cirenaica, Omar al-Mukhtār, eroe della resistenza, fu impiccato dagli italiani, le sue ultime parole furono di un noto versetto coranico: Innā li-llāhi wa innā ilayhi rāgiʿūna (“A Dio apparteniamo e a lui ritorniamo”). Meno di quarant’anni più tardi, il 5 settembre 1969 il nuovo re di Libia, erede di quella lotta, fu incarcerato da Gheddafi per lunghi anni fino a farlo diventare paralitico.

“Il leone del deserto”, film prodotto nel 1981 e censurato in Italia fino al 2009

Gheddafi ha scritto il suo libro misto di citazioni coraniche ed elucubrazioni social popolari imponendolo come dottrina del nuovo Stato con a capo la sua indiscutibile parola. I Sufi sono stati imprigionati, gli oppositori perseguitati e uccisi, ogni libertà soppressa e la ricchezza comune rapinata e incamerata nei suoi numerosi conti all’estero.

Ci deve turbare che ora la resa dei conti possa essere manovrata con motivazioni uguali e contrarie alle sue? Se a costringerlo a rintanarsi in un buco sottoterra saranno i banditi francesi o i killer britannici ci deve sconvolgere?

Si tratta, come sostiene Gheddafi, di una nuova crociata e di un attacco all’Islam al quale tutti i musulmani devono reagire sostenendo la sua famiglia di criminali e sanguisughe?

Non ci siamo cascati con Saddam e non ci cascheremo con la banda mafiosa libica.

Gheddafi ha avuto quarant’anni di tempo per dare al suo popolo la libertà e la ricchezza che gli occupanti italiani gli avevano sottratto. Similmente ad alcuni dei suoi amici occidentali ha invece approfittato del suo potere e dei beni sottratti al popolo per dedicarsi al lusso e allo sperpero, comprese le sedute di bunga bunga nei suoi palazzi privati e nelle sedi della crapula internazionale.

Non importa se adesso a presentargli il conto saranno gli scontenti con l’intenzione di spartire il bottino con ENI, BP, Shell e tutti gli altri, Gheddafi se ne vada pure al diavolo, poi si vedrà.

Nell’Antico Testamento si racconta del destino di Israele sottomesso al regno di Nabucodonosor che non era certamente un santo, per aver fatto “ciò che è male agli occhi del Signore” (2Re 24,19) e il Profeta Geremia racconta che ciò avviene per volontà del Signore (Geremia, 27, 1 ss.).

Se quindi lo scimpanzé libico vuole legare il suo destino a qualche ragione escatologica, si tolga le scarpe e, a capo coperto, vada a baciare la mano di uno Sceicco capace di tirargli le orecchie o di dargli una bastonata sulla testa.

L’epoca dei tiranni è finita.

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2 Risposte

  1. “Omar al-Mukhtār, eroe della resistenza, fu impiccato …meno di quarant’anni più tardi, il 5 settembre 1969 il nuovo re di Libia, erede di quella lotta,”
    erede bastardo, visto che svendette il paese agli angloamericani, cosa che non penso il Leone avrebbe mai fatto

    “Non ci siamo cascati con Saddam”
    quindi sei orgoglioso del paio di milioni di irakeni morti (tra le varie guerre e gli embarghi) per farlo fuori? Complimenti vivissimi

    “Gheddafi ha avuto quarant’anni di tempo per dare al suo popolo la libertà e la ricchezza ”
    il suo popolo aveva un welfare state che ce lo sogniamo persino in Italia.
    L’epoca degli imbecilli razzisti che credono che esistano i tiranni e i bravi democratici che li abbattono purtroppo non è ancora finita, ma non manca molto. E le vittime della nostra “liberazione” ci faranno pagare il conto per intero. Purtroppo anche a chi non è imbecille

  2. Gentile signor Giovanni, grazie per l’attenzione a questo blog. Di solito non diamo spazio a persone maleducate e volgari, ma per questa sola volta faró un’eccezione.
    “Erede bastardo'” presuppone un’analisi politica che ovviamente non condivido. La collaborazione e il rapporto commerciale con la Nazione Americana o Britannica non significa necessariamente “svendere” il Paese. La posizione geografica della Libia non permette molte opzioni e se il Leone avrebbe deciso altrimenti non lo sapremo mai.
    “Quindi sei orgoglioso del paio di milioni di morti irakeni”, oltre ad essere una stupidaggine colossale sulla falsariga del famoso sofismo socratico, é anche un’affermazione che non ho scritto da nessuna parte. Quello che ho scritto é che non sono cascato alla baggianata di Saddam di appellarsi all’Islam dopo aver terrorizzato per decenni i fedeli di ogni tendenza religiosa.
    Quanto al weltfare libico, sua carta di tornasole per testimoniare la bontá del gorilla di Tripoli, le ricordo che giá Gaio Giulio Cesare seppe sfruttare degnamente il principio del “panem et circensis”, ma, pare, che l’Uomo, come si dice, non viva di solo pane.
    Nemmeno in Libia.
    Gli epiteti che Lei ha usato nel suo commento li rimando senza commento al mittente.

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