La fine del Dio della tecnologia

Non avrai altro Dio all’infuori di Me

È il primo comandamento valido per ebrei e cristiani.

Fukushima

Il corrispettivo musulmano è nella prima parte della proclamazione di fede: la ilaha illa allah, non esiste divinità all’infuori di Dio. L’affermazione della supremazia dell’Assoluto, dell’Eterno, dell’Imponderabile sopra ogni ragione, certezza, speculazione dovrebbe essere il riconoscimento elementare alla base della nostra esistenza effimera eppure … Eppure sembra l’assioma più difficile e controverso del nostro tempo. Più della ragione dell’illuminismo, oggi abbiamo innalzato un altare alla tecnica, più grande e più potente di ogni altra suggestione fin qui nota.

Per carità, dietro a questo schermo e a queste lettere prodotte da complessi processi dell’elettronica, ci sono tecnologie assolutamente affascinanti e nessuna di queste tecnologie ci impedisce di meditare sulla Realtà e Verità Ultima dell’Universo.

Il punto è che abbiamo cominciato a credere che queste tecnologie possano risolvere anche il problema della nostra esistenza e che “Dio non è necessario e l’Universo esiste da se stesso senza bisogno di un creatore” (Stephen William Hawking).

Abbiamo cioè continuato ad alimentare un conflitto fra Conoscenza e scienza come se le due cose fossero antipodi inconciliabili di due visioni esistenziali e l’alimentare questo conflitto ha portato alla fine gran parte dell’umanità a credere che la scienza minore comprensibile dalla ragione minore fosse in realtà l’unica verità possibile. Abbiamo cioè invertito inconsapevolmente le parti. La Conoscenza, la verità Universale che non riusciamo più a comprendere o ad afferrare o a intuire, l’abbiamo velocemente classificata come fenomeno “personale” sottintendendo che chi avesse mai l’idea di parlarci o di annunciarci la possibilità di una Verità Trascendente, lo faccia, per cortesia, in privato, a casa sua. Noi no, noi non abbiamo tempo da perdere per ascoltare favole per bambini, favole equivalenti a quella del lupo cattivo che viene se abbiamo mancato ai nostri doveri e a quella di babbo natale che invece ci ricompenserà se avremo seguito i buoni consigli di mamma e papà.

Ecco, a questo abbiamo ridotto lo slancio verso la Conoscenza della Verità Ultima, favole per tenere buoni i bambini sui quali vogliamo avere il controllo.

A questa visione distorta e medioevale della realtà, abbiamo sostituito prima la ragione illuminista del “credo a ciò che vedo” e poi finalmente il progresso, la tecnologia, capaci (è solo questione di tempo) di risolvere ogni nostro problema. C’è chi ha già promesso di vincere il cancro, questione di pochi anni …

Nel nome della tecnologia abbiamo abbandonato il senso della ragione, anche quello della ragione illuminista. Abbiamo tutto sotto controllo (abbiamo la scienza o no?) e allora via a costruire megalopoli da dieci, venti, trenta milioni di abitanti, impossibili da gestire nel secondo in cui un imprevisto dovesse interrompere l’erogazione di energia elettrica. Via a costruire ogni possibile imbecillità di cui nessuno ha bisogno per venderla poi pubblicizzandone l’irrinunciabilità del possesso pena l’esclusione di appartenenza alla società civile. E per soddisfare il fabbisogno generato artificialmente ecco la necessità di gigantesche quantità di energia da produrre a qualunque costo, anche a quello di un patto diabolico con un Mefistofele che alla fine presenterà il suo conto.

È quello che è successo in Giappone, paese fra i più industrializzati e produttore non solo di automobili e tecnologie avanzatissime, ma anche del Tamagotchi, la bestiolina digitale da viziare, coccolare e seppellire in internet in caso di morte. Ecco, per soddisfare la perversione di una società che ha via via perso ogni contato con le radici della sua civiltà e della sua Ragione, si sono costruite centrali atomiche direttamente sulle faglie sismiche. Complimenti Giappone, i tuoi penati costruivano templi nei quali ritrovarsi a riflettere sulla caducità di questa nostra esistenza e a questi hai sostituito centrali nucleari in nome di un profitto che ci ha fatto perdere qualsiasi orientamento proprio della natura umana. Possa almeno una tragedia di questa portata essere da monito al resto del mondo. Il problema delle centrali nucleari non è né politico, né ideologico né tecnologico. Il problema della tecnologia in generale è un problema di valori e di priorità. Che cosa vogliamo mettere al primo posto della nostra esistenza e della nostra vita sociale? L’impossibilità di rinunciare al Tamagotchi, al Burger King a ogni ora, al settimo paio di scarpe? Bene. Teniamoci le centrali nucleari sulla falda sismica, la guerra per il petrolio, il debito a interesse, la crisi economica, la delocazione. Mettiamo, col denaro, anche la tecnologia sull’altare della divinità al posto di Dio e adoriamola fino al giorno in cui ci sfuggirà di mano per renderci improvvisamente conto che una singola onda marina, un singolo colpo di vento, una giornata di pioggia hanno il potere di toglierci ogni illusione di onnipotenza riportandoci a considerare la nostra vera natura di creature per lasciare il titolo di Creatore alla Verità Unica Eterna Infinita Incommensurabile e Incomprensibile. Oppure proviamo a fare lo sforzo (Jihad) di comprendere per prima la nostra natura di creature così da orientare le nostre scelte e le nostre azioni di conseguenza. È l’unica possibilità di Progresso, è l’unica Tecnologia praticabile, è l’Unica strada percorribile.

Il resto è utopia e illusione (Dunia).

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