Italia, Libia e l’emergenza immigrati

Nel 2010 la Francia ha accolto 48.000 rifugiati,

Lampedusa

la Germania 41.000, la Svezia con nove milioni di abitanti ne ha accolti 32.000. L’Italia 6.500 (seimilacinquecento).

In uno di questi paesi i giornali e i media televisivi sono pieni di titoli come “emergenza” “situazione insostenibile” “invasione” “pericolo per la nostra identità culturale” “padroni a casa nostra” “rimpatrio” “buttiamoli a mare”.

Avete dieci secondi di tempo per indovinare di quale paese si tratta.

Per aiutarvi vi dirò che si tratta del settimo paese più industrializzato del mondo e che una delle più grandi sciagure culturali degli ultimi secoli è stata la nascita di un partito etnico che ha messo alla direzione dei propri organi di comunicazione di massa un ragazzo bocciato tre volte all’esame di maturità con la sola qualità di essere figlio del fondatore del partito.

Cosa che solo a Kim Jong, Muhammar Gheddafi, Hafiz al-Assad e pochi altri è riuscita.

Ora il Ministro degli interni di questo sciagurato paese e degno rappresentante del partito di cui sopra ha rispolverato l’emergenza “esodo” (che ancora non è avvenuto e che probabilmente non ci sarà) sparando di volta in volta cifre sempre più alte. A dargli manforte il ministro degli esteri di questo sciagurato paese che, in sintonia con il macellaio Gheddafi, ci terrorizza con lo spettro di alQaida e del califfato islamico ai confini d’Europa.

Allora. Cominciamo a mettere le cose nel loro ordine e a scoprire qualche retroscena.

L’esodo biblico non c’è ancora stato, come non ci sono stati i milioni di egiziani in rotta verso l’Europa. Una volta liberati dagli aguzzini, donne e uomini di tutto il mondo stanno bene a casa loro. Al-Qaida, sulla natura della quale ci sarebbe da scrivere un romanzo intero, in Libia non c’è e la generazione face book e twitter, la vera protagonista delle rivolte, ha ben altri obiettivi di quelli paventati dal ministro.

In realtà, dietro a queste dichiarazioni c’è una strategia di guerra e di propaganda per posticipare il più possibile la caduta di Gheddafi e per mettere le mani avanti nel caso le cose vadano poi in un modo diverso da quello sperato.

Dei legami economici fra Libia e Italia ormai si è scritto tutto, dalla partecipazione di Gheddafi all’Unicredit (7,5%, maggior socio), alla Juventus, Impregilo, Italcementi, Ansaldo, alle commesse di armi che non si sono interrotte nemmeno nei giorni della rivolta, alla presenza di ENI come impresa straniera più grande in Libia e tutto il resto.

Che ruolo giocano queste imprese in questo scenario?

Ovvio, se Gheddafi è deposto, gli alleati e tutte le nazioni con un interesse economico in Libia dovranno temere per i loro contratti BILATERALI. Un nuovo governo potrebbe, infatti, annullarli e rinegoziarli tutti. Ad esempio con condizioni più favorevoli per la ricostruzione e la rinascita di una nazione libica moderna o semplicemente mettendo tutte le commesse all’asta, com’è avvenuto in Iraq dove ENI si è vista soffiare da sotto il naso da Nippon Oil i giacimenti di Nassiria che aveva dovuto rimettere sul mercato dopo l’attentato degli alleati … ops … di un terrorista islamico alla caserma dei carabinieri.

Ecco qual è il problema del momento. Nel caso di una defezione del dittatore l’Italia avrebbe tutto da perdere e non a caso sono molte le voci di chi afferma che due dei jet che hanno bombardato la folla e i depositi di munizioni non fossero libici e che gli istruttori dei mercenari di Tripoli siano italiani. Maroni e Frattini provano a terrorizzare l’Europa e nell’insieme, è l’Italia che frena la discussione in sede europea di sanzioni verso il colonnello.

Gli inglesi, gli americani e i tedeschi hanno già messo in movimento le loro navi da guerra, la Francia è a un tiro di fionda e in grado di mobilitare le sue unità nel giro di pochi minuti. Se queste nazioni si profileranno nell’aiuto ai rivoltosi, nel giro di un paio di mesi BP, ELF e BASF/Wintershall occuperanno il posto di ENI.

Queste e non altre sono le preoccupazioni negli uffici dei vari ministeri degli esteri europei.

Di democrazia e diritti umani non importa nulla a nessuno.

Fino a ieri erano tutti a baciare le mani dei dittatori e a ballare alle loro feste con contorno di giovani donne e bunga bunga.

Nel video, bunga bunga a Venezia 2005 al party dei Gheddafi (figli)

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5 Risposte

  1. Libia,solita storia
    per saperne qualcosa di più
    http://coriintempesta.altervista.org/blog/libiasolita-storia/

  2. a proposito di titoli allarmistici: http://blog.libero.it/KudaBlog/9915344.html

  3. Al Qaeda, l’esodo biblico, il pericolo di attentati, il califfato… Stanno usando tutto il repertorio per metterci paura.

  4. Mi é stata chiesta la fonte per le cifre pubblicate a proposito delle accoglienze rifugiati (ca. dal 5° minuto):
    http://www.ardmediathek.de/ard/servlet/content/3517136?documentId=6550134

    Qui c’é il dato di 32.000 accoglienze dato dal ministro svedese
    http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=56683076

  5. Ecco alcuni dati dell’alto Commissario dell’ONU:
    http://guerrecontro.altervista.org/blog/?p=7459

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