Bye bye Mubarak

… e due …

Adesso tutti ad applaudire gli eroi di piazza della Liberazione

bye bye Mubarak

che eroi lo sono stati veramente specialmente nella notte fra mercoledì e giovedì della scorsa settimana quando, attaccati dai killer di Mubarak, hanno resistito per ore sotto una pioggia di sassi, molotov e il fuoco dei cecchini lasciando sul suolo almeno dieci morti, la maggior parte dei quali colpiti da armi da fuoco. Ma a quel punto le cancellerie europee e la Casa Bianca erano preoccupate per l’escalazione delle violenze (plurale) e raccomandavano il ricorso al dialogo.

Su internet ho letto che analizzare e condannare l’ipocrisia occidentale a questo punto sarebbe come sparare sulla Croce Rossa.

Il senso è che il mubaracco è stato per trent’anni il beniamino degli U.S.A. che gli passavano una mancia di due miliardi l’anno,

di Israele che si sbracciava a rilevare l’importanza dell’amicizia dell’Egitto,

dell’ENI, di Italcementi, di Banca Impresa, del Monte dei Paschi di Siena, di Unicredito, di IVECO (veicoli militari), di Ansaldo, di Impregilo, di Alcatel, di Olivetti e tanti altri che con il Rais facevano affari d’oro (pecunia non olet).

Al-Jazeera ha comunicato la notizia che il mubaracco avrebbe accumulato all’estero (U.S.A., London, Svizzera) un tesoro pari a 70 miliardi di dollari, il doppio della riserva monetaria e dei depositi a vista di tutto l’Egitto.

Nel 2007 Amnesty International ha pubblicato un rapporto sull’Egitto nel quale si fa un lungo elenco di abusi, torture, condanne senza processo. Tra le accuse più gravi quella che coinvolge gli Stati Uniti. Secondo l’organizzazione per i diritti umani l’Egitto, sotto l’egida della lotta al terrorismo, avrebbe gestito e continuerebbe a farlo, un flusso di detenuti sospettati di azioni terroristiche che dagli Stati Uniti arriverebbero al Cairo dove subiscono ogni tipo di tortura e violazione. Il rapporto di Amnesty è scaturito dalla messa in circolazione di un video shock nel quale sono riprese le torture da parte della polizia speciale egiziana al blogger Emad al-Kabir di 21 anni. (Rapporto AI pdf)

Ecco, di questi criminali, di cui il mubaracco era il capo, i ministri degli esteri europei e relativi sottosegretari, erano i migliori amici. Gli stessi che oggi ci mettono in guardia dalla svolta islamica che il Paese potrebbe prendere se i fratelli musulmani dovessero conquistare una qualche maggioranza nelle elezioni democratiche.

Questo è esattamente l’argomento usato dai macellai del mubaracco per giustificare trent’anni di leggi speciali, di censure e di torture.

A parte l’improbabilità di una svolta di tipo iraniano, forse gli amministratori delegati delle aziende sopra elencate vivono l’incubo di un’operazione “mani pulite” che invece di una lauta mancia al mafioso in divisa potrebbe pretendere il giusto da investire in scuole e ospedali in un contesto di rinnovamento del costume politico.

Non più party, non più bunga bunga ma giustizia per tutti, dal professore di università al fellah del Nilo, questa è la speranza e questa è la lezione morale dell’Egitto al resto del mondo.

Il mubaracco può pure ritirarsi in una delle sue ville e residenze sparse nel mondo, ma dovrà vivere il resto dei suoi giorni nella paura di essere scovato dal sicario armato di piccone che i suoi ex-protettori hanno già assoldato e messo sulle sue tracce.

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2 Risposte

  1. Non c’è due senza tre?

  2. Speriamo

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