Gli attentati d’Egitto – Aggiornamento!

Fine dello scontro di civiltà.

Ahmed al-Tayeb e Shenouda III

Il Natale di terrore non c’è stato. Questa volta la polizia che aveva brillato per la sua assenza la notte di capodanno davanti alla chiesa di Alessandria, ha spiegato settantamila uomini a proteggere il Natale copto.

Migliaia di musulmani erano pronti a schierarsi quali scudi umani per impedire nuovi attentati e per esprimere la solidarietà ai fratelli cristiani. Fratelli perché entrambe religioni del Libro e fratelli perché entrambi egiziani.

Anche se oggi il main-stream tace e relega la notizia a fondo pagina con un trafiletto, l’avvenimento ha un significato simbolico che va ben di là dalle apparenze.

Il solito maledetto dietro le quinte ha riprovato con la carta del terrorismo islamico, della persecuzione dei cristiani e del conflitto di civiltà per dividere e destabilizzare un paese alla vigilia delle elezioni. La partita in gioco è grossa. Mubarak, che sicuramente non ha brillato per onestà né per trasparenza né tanto meno per democrazia, sta per lasciare la tribuna politica di un Paese chiave per gli equilibri medio – orientali.

L’Egitto ha partecipato alla prima guerra dl golfo contro Saddam, ha chiuso i confini con la striscia di Gaza, intrattiene rapporti amichevoli con Israele, tiene in scacco le tendenze integraliste interne ed è tornato, dopo anni al bando, a far parte della Lega Araba che ha riportato la sua sede al Cairo. Le moderate aperture verso i fratelli musulmani, il più grande movimento islamico d’opposizione del paese, non è stato gradito dagli alleati tradizionali dell’Egitto.

Insomma, tutti elementi per far pensare che all’ombra possano esserci più di un maledetto pronto a colpire e a destabilizzare per condizionare l’opinione pubblica in un senso o nell’altro.

In questi giorni ha trovato ampio spazio sui media anche la storia di Camelia Shehata, moglie di un prete copto e Wafa’ Costantin, presumibilmente segregate a causa della loro conversione all’Islam. Questa storia sarebbe alla base delle minacce di AlQaida nei confronti della comunità copta. Insomma, dobbiamo continuare a credere che la bella Elena sia stata la causa della guerra di Troja e che il dominio commerciale del mare Egeo e dello stretto dei Dardanelli fosse un effetto collaterale.

L’evento eccezionale di questi giorni è che invece di scendere in piazza e rompersi le teste a vicenda, musulmani e copti egiziani hanno subito trovato una linea comune.

Lo sheykh di al-Azhar, Ahmed al-Tayeb si é presentato in conferenza stampa insieme a Shenouda III, la più importante carica della chiesa copta e ha respinto decisamente la tesi di S.S. Benedetto XVI di una persecuzione nei confronti dei cristiani. Si è trattato di un attacco a tutti gli egiziani, musulmani e cristiani (nell’attentato sono morti anche otto musulmani) e musulmani e cristiani reagiranno uniti alla minaccia terroristica. I fratelli musulmani hanno immediatamente rilasciato una dichiarazione di condanna agli attentati e di solidarietà alla chiesa copta e le massime autorità musulmane della regione hanno annunciato una riunione d’urgenza in Libano nei prossimi giorni per emettere una fatwa contro il terrorismo e in particolare contro gli attacchi alle chiese e ai luoghi di culto non musulmani. Il testo unitario sarebbe già pronto.

Insomma, questa volta il gioco non è riuscito, alle favole non ci ha creduto più nessuno nonostante i tentativi del main-stream di agitare di nuovo lo spettro dell’Islam brutto sporco e cattivo che minaccia la civiltà occidentale e tutto ciò che è estraneo a se stesso.

Signori, non ci crede più nessuno!

I comunisti non mangiavano i bambini, l’Islam non è sinonimo di terrorismo e il Re è nudo!

Aggiornamento:

Egitto: attentato alla chiesa copta, sospetti sui servizi segreti

http://www.corriere.it/esteri/11_febbraio_07/attentato-egitto-servizi-segreti-guido-olimpio_30d71bf0-32cd-11e0-804f-00144f486ba6.shtml

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