La NATO e la guerra invisibile

La svolta storica della difesa atlantica

Sembrava che con Obama il mondo sarebbe cambiato,

N.A.T.O.

 in realtà il cambiamento era già in atto da qualche tempo ma non ce ne eravamo accorti.

Con l’apertura del muro di Berlino, il crollo del Patto di Varsavia e l’indipendenza delle repubbliche caucasiche, le strategie dei paesi del Patto Atlantico erano ormai obsolete e gli strateghi della geopolitica erano già al lavoro per definire nuovi obiettivi e nuove prospettive per l’alleanza.

Mentre in fretta e furia venivano definite alcune questioni di confini interni (Bosnia, Kosovo, Georgia), dall’altra sono stati tracciati i nuovi contorni delle politiche internazionali per i prossimi cinquant’anni. I militari hanno raccolto una serie di esperienze, nuovi fatti, nuove tecnologie e hanno così scritto i percorsi da seguire. I grossi obici e carri delle battaglie campali sono ormai superflui, le squadriglie di bombardieri non hanno più senso, basi militari ai confini interni europei non servono più.

Vale quindi la parola d’ordine: risparmiare sulla massa e investire nella qualità.

Ecco in arrivo le nuove tecnologie, l’uso sempre più diffuso dei droni da ricognizione e anche armati. L’uso intensivo dei satelliti spia, l’impiego di squadre speciali di pochissimi uomini completamente lasciati a se stessi addestrati a missioni di settimane e mesi lontani dalle proprie basi. Lo spionaggio diventa essenziale, colpire leader militari o politici della parte avversaria diventa prioritario, l’impiego di truppe sul campo serve solo ad assicurare lo spazio di ritirata e rifugio delle squadre di addestratissimi killer che agiscono nell’ombra. La guerra si riduce sempre più a operazioni asimmetriche dietro le quali diventa difficile individuare mandanti esecutori e scopi.

I punti salienti della Conferenza di Lisbona lasciano intravedere quale direzione sarà presa nei prossimi decenni.

Si è parlato di disarmo e di riduzione degli armamenti nucleari, decisione che ha trovato l’entusiastico assenso della politica anche di opposizione. In realtà, lo snellimento degli arsenali nucleari è una necessità. Primo perché ormai molti degli ordigni e dei vettori sono tecnologicamente superati e costosi, secondo perché il conflitto atomico fra le super potenze diventa sempre più improbabile e terzo perché ormai gli obiettivi di un’improbabile guerra nucleare sono ormai selezionati qualitativamente e non più quantitativamente. Sono cioè selezionati pochi obiettivi che da soli possono bloccare l’intera attività di un Paese anziché città e centri densamente popolati. Aver aperto le porte della NATO ai Paesi dell’Est Europeo ha anche significato per i paesi della vecchia Europa poter ridurre gli armamenti e dimezzare i contingenti di uomini alle armi. La leva obbligatoria dove c’è ancora, è ridotta più a un fatto folkloristico che a una vera necessità di difesa.

La NATO ha invitato la Russia, erede del nemico di oltre mezzo secolo di Unione Sovietica, a partecipare ai lavori. Anche se gli interessi dell’approvvigionamento energetico della Russia e del resto dei Paesi industrializzati sono ancora diametrali, un primo tentativo di riavvicinamento e di tregua è stato fatto.

I grandi temi di questa conferenza si riducono quindi alla lotta al terrorismo, la guerra cibernetica e il “problema” Iran.

L’Iran resta una spina del fianco dell’Alleanza Atlantica a causa della sua posizione strategica per il passaggio del petrolio caspico, per il ruolo di potenza regionale concorrente agli interessi in primo luogo statunitensi e israeliani, per il tentativo d’indipendenza energetica dal mercato internazionale del petrolio. Infatti, nonostante l’Iran sia paese produttore, deve convogliare il proprio petrolio in oleodotti che attraversano il suo territorio dal sud produttore al nord industriale e la mancanza di raffinerie lo rende molto vulnerabile. In questo senso, la scelta nucleare e il passaggio del petrolio caucasico gli permetterebbe di vendere il proprio petrolio nel golfo e finanziare l’ammodernamento industriale di cui ha urgentemente bisogno.

Restano i problemi della lotta al terrorismo e degli attacchi cibernetici in internet capaci da soli di mettere in ginocchio qualsiasi Paese.

Se riusciamo a guardare oltre le favole di guerre scatenate per catturare pericolosi leader del terrore internazionale, ci renderemo conto che “guerra al terrorismo” é un termine alquanto evasivo. I terroristi, quando non sono agenti in missione false flag, non portano certo un distintivo al petto né aspettano l’arrivo della cavalleria a Little Big Horn. Dietro al termine “lotta al terrorismo” ci può stare qualsiasi cosa, dal controllo e la memorizzazione di tutte le nostre telefonate, e-mail, SMS, alle carte d’identità digitali, al body scanner negli aeroporti, l’obbligo delle impronte digitali fino all’arresto per sospetta appartenenza a un’organizzazione terroristica. In poche parole, il Grande Fratello di Orwell.

Lo stesso vale per la guerra cibernetica. Server e singoli PC super controllati, deviazione dei nostri dati e dei nostri collegamenti via internet alle centrali di controllo di militari, servizi segreti e polizia, SPAM, oscuramento, obbligo di registrazione dei Blog.

Insomma, se da una parte esiste la tendenza a ridurre la guerra tradizionale a operazioni condotte con l’uso di pochi uomini e di molta tecnologia, dall’altra si cerca di allargare a macchia d’olio un sistema di controllo che rende il cittadino trasparente alle istanze militari, politiche e di polizia dei Paesi membri.

Una strategia quindi che diventa sempre meno visibile, grazie anche alla stampa embedded, e che ci lascia soli di fronte a qualsiasi arbitrarietà del potere.

Gli organismi che erano nati per la difesa del territorio e del cittadino, mutano sempre più in istanze autonome che nel cittadino vedono un potenziale nemico e si armano di conseguenza.

L’intelligenza e la critica diventano reato, l’appartenenza a minoranze una minaccia, pensare diversamente un’eresia, la difesa di valori morali bigotteria.

Ci si avvia verso una globalizzazione improntata sul conformismo e che non ammette diversità di sorta, sul pensiero unico che non ammette antitesi, sulla superiorità di una civiltà che non ammette alternative.

Per il momento i super-blocchi stanno ancora affilando i coltelli, senza un miracolo la tragedia ci aspetta dietro l’angolo.

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6 Risposte

  1. “Vale quindi la parola d’ordine: risparmiare sulla massa e investire nella qualità.”

    questo può essere vero, ma è vero anche che la qualità costa molto di più della massa. UN aereo USA di ultima generazione costa quanto una piccola manovra finanziaria italiana, quindi l’insostenibilità della spesa militare degli USA (chè la Nato è solo la corte delle colonie), che è il 50% di quella mondiale (e il PIL è solo un ottavo di quello globale) rimane IL problema fondamentale degli USA nei mesi a venire. DIco mesi perchè la situazione economica è tale da non lasciare alternative: o gli USA smantellano la stragrande maggioranza di basi, navi, aerei in pochi anni, oppure non hanno altra scelta che usarli tutti insieme per costringere l’intero pianeta a produrre gratis per loro quello che non avranno mai più i mezzi economici per comprare

  2. Dirai qualcosa su Wikileaks?

  3. Non sono ancora riuscito a scaricare tutto il File. Sembra che parti del Sito siano oscurate

  4. OT segnalo che sulle e-mail di libero.it le mail con i commenti del post vengono segnalate come spam, anche se evidentemente non lo sono.

  5. @ Luca: eccoti accontentato.
    @ Giovanni: grazie della segnalazione ma non saprei come rimediare all’inconveniente.

  6. Sto leggendo i post, grazie. Ci vado coi piedi di piombo perché ne so poco, e sono anche cose per me molto poco intuitive.

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