Seoul, Obama e la nuova alleanza ribelle.

La principessa Leila, Ian Solo e Luke Skywalker contro l’Impero

Doveva finire com’è finita.

Luke Skywalker, principessa Leila, Ian Solo

L’alleanza ribelle di Germania, Cina, India e altri Paesi cosiddetti “emergenti” ha osato il colpo e la ribellione contro l’Impero. In pratica Merkel, Jintao e Singh hanno detto a muso duro che non tollereranno ancor a lungo i trucchetti mafiosi della FED e per questo non si sono lasciati intimidire dalla figura carismatica di yes we can Obama.

In pratica, gli U.S.A. hanno acceso la stampante per immettere sul mercato, senza contropartite, 600 miliardi di dollari allo scopo di indurre un’inflazione che favorisca l’export in quei Paesi (in primis l’Europa) dove la pressione dei prodotti cinesi è diventata insostenibile. Oltre alla Cina, anche India e Germania, paesi fortemente dipendenti dall’esportazione, non ci stanno. Intanto perché la svalutazione del dollaro potrebbe aprire sul mercato finanziario una rincorsa verso il basso delle monete internazionali, manovra dalla quale tutti uscirebbero perdenti. Poi perché gran parte del debito statunitense in forma di buoni del tesoro e valuta si trova nelle casseforti cinesi, tedesche, indiane e un po’ in tutto il mondo asiatico. Una svalutazione del dollaro significherebbe un impoverimento delle riserve di questi paesi e l’instabilità dello stesso aggiunto alle recenti catastrofi economiche e finanziarie degli ultimi mesi ha già causato danni enormi e scatenato la corsa all’oro. A nulla valgono le rimostranze di Obama secondo il quale i Paesi citati risparmiano troppo e impiegano mano d’opera a prezzi di dumping. “C’è qualcosa di quantomeno ingenuo nell’ostinarsi a dire “state sbagliando tutto” ai due paesi con il più alto tasso di crescita dei G-20 e con il più alto avanzo di partite correnti” scrive il sole 24 ore. La Germania accredita per il 2010 un aumento del PIL del 3,9% contro i 3,7% previsti, Obama deve cancellare dalla lista delle forniture militari il jet F-35B, versione a decollo corto e atterraggio verticale (Stovl) del discusso e sempre più costoso cacciabombardiere F-35 Lightning II.

Il programma Joint Strike Fighter, destinato a equipaggiare le forze statunitensi e di una dozzina di Paesi alleati e approvato all’indomani degli attentati dell’11 settembre, naviga da qualche tempo in pessime acque tra ritardi nello sviluppo e costi passati dai 50 milioni di dollari a esemplare stimati nel 2002 a 150/200 milioni previsti quest’anno.

Forse a Obama non piace nemmeno che una serie di banche americane (Bank of America-Merrill Lynch, Citigroup, Goldman Sachs, JPMorgan Chase, Morgan Stanley) siano state prese di mira al G20 come banche to big to fail e quindi costrette ad aumentare fino al 3% i vincoli patrimoniali mentre fuori dalla lista sono rimaste proprio le banche cinesi e giapponesi che, nonostante il volume d’affari enorme, sono state valutate come “banche locali”. Inoltre, la crisi finanziaria, sembra non aver toccato negativamente il nuovo gigante asiatico dell’auto. Giappone e Cina, infatti, non solo restano al primo e secondo posto nella produzione mondiale di automobili, ma ne vedono un incremento dal 2000 a oggi, con la Cina che produce nel 2008 9.3 milioni di autovetture (erano due mln nel 2000) e il Giappone 11.6. Seguono gli USA con 8.7 milioni di auto fabbricate nel 2008. Grazie anche ai 2.3 milioni dell’elefante indiano (+1.5 mln dal 2000) è l’Asia a essere il primo polo produttivo di automobili con quasi trentadue milioni di veicoli sfornati l’anno scorso.

Lo scorso anno Volkswagen ha chiuso al terzo posto sia per vendite sia per produzione (rispettivamente a 6.271.724 e 6.346.515 unità) dietro la declinante General Motors (7.790.245 e 7.451.510) e la leader Toyota (8.972.000 e 9.225.000), che nell’ultimo biennio ha scalzato dalla vetta il Gruppo di Detroit dopo un dominio americano che durava ininterrottamente da settantasette anni.

Insomma, per Obama una vera Caporetto e, per l’alleanza ribelle, un colpo che ha lasciato il segno.

Non ci resta che attendere di vedere se Obama resti fedele alle promesse e alla sua figura di premio Nobel per la pace o se invece non si trasformi in un novello Darth Vader.

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