La corazzata Bismarck diventa araba

I cantieri Blohm + Voss, orgoglio dell’industria tedesca, venduti ad un fondo di Abu Dhabi.

 Agli stranieri che entrano in Italia,

La corazzata Bismarck

specialmente se di nazionalitá araba o di fede musulmana, Maroni vuole prendere le impronte digitali rivelando non solo il carattere profondamente razzista del suo partito, ma anche la profonda incompetenza strutturale del Governo di cui fa parte. Non da oggi, infatti, nella migliore tradizione mercantile musulmana, gli affari dei carovanieri che un tempo attraversavano i deserti dallo Yemen al Libano e dalla Cina al Marocco si sono estesi a tutto il pianeta e i loro petrodollari sono i benvenuti nelle capitali economiche di tutto il mondo afflitte dalla crisi.

Ultimo in ordine di tempo l’acquisto da parte dell’investitore “Abu Dhabi Mar” dei leggendari cantieri navali Blohm + Voss di Amburgo di proprietá del colosso dell’acciaio e della siderurgia Thyssen-Krupp, fornitore di armi e cannoni del Kaiser nella prima e di Hitler nella seconda guerra mondiale.

Nei cantieri navali Blohm + Voss sono state costruite, fra le molte altre, la leggendaria corazzata Bismarck, le navi scuola Gorch Fock I e II, orgoglio della Marina Militare tedesca, numerose fregate per la MM di Nigeria, Turchia, Argentina, Portogallo, Grecia e le modernissime fregate “Brandemburg” e “Sachsen” per la MM tedesca. Qui si costruiscono dal 1915 i temuti sottomarini (U-Boot) e numerosi panfili per i miliardari di mezzo mondo, ad esempio il “Lady Moura” del libanese Nasser ar-Raschid e l’”Enigma” del russo Abramovich.

Non è l’unico investimento che passa dai fondi degli Emirati. Abu Dhabi Investment Authority aveva comprato due anni fa una partecipazione per 7,5 miliardi di dollari della “Citigroup” plagata dalla crisi. Aabar Investement (Emirati) è in possesso di  96 milioni di azioni, pari a oltre il 9%, della Mercedes, dove il Kuweit è proprietario per circa il 7%. Aabar è anche proprietario del 3,3% di Atlantia e trattative sono in corso per il suo ingresso nell’UniCredit, dove Gheddafi è proprietario per il 4,7 %. Abu Dhabi United Group ha comprato il Manchester City per l’enorme cifra di 250 milioni di euro. Nel mese di giugno 2008 la borsa del Qatar ha stretto un accordo con il gruppo Nyse Euronext, holding alla quale appartiene la borsa di New York. Nel marzo 2006 la società Dubai Ports World ha comprato la britannica P&O, colosso mondiale nel settore portuale.  Il fondo sovrano dell’emirato di Adu Dhabi, la Mubadala Development Company, è presente nei capitali di influenti compagnie americane in quanto possiede l’8% dell’Amd, la società che produce processori per computer, ha acquistato il 7,5% della Carlyle Group, l’importante firma del private equity, e ha stretto una joint venture con la General Electric. La Mubadala in Olanda ha investito nel settore automobilistico ottenendo il 17% della casa Spyker Cars e il 25% della LeasePlan Corporation, società di noleggio auto. In Italia ha comprato il 2% di Mediaset e il 35% di Piaggio Aero, l’azienda ligure di aeronautica. L’acquisto che ha reso noto il fondo Mubadala nel nostro paese è però la quota del 5% nella Ferrari. L’Abu Dhabi Media Company ha comprato quote della Warner Bross e Dubai International Capital, uno dei rami della Dubai Holding, negli ultimi anni ha comprato il 4,9% della Sony, prima compagnia nel mondo per l’elettronica di consumo, e il 9,9% di Och-Ziff Capital Management Group, società americana che gestisce investimenti. Il fondo arabo ha rilevato quote di importati società come la banca inglese Hsbc. Nel settore dell’aeronautica la Dubai International Capital è fortemente entrata nel mercato mondiale acquistando il 3,12% di Eads, il colosso aerospaziale europeo che controlla il consorzio Airbus. Quest’ultima società si è mostrata interessata all’affare poiché uno dei suoi maggiori clienti è proprio l’Emirates, compagnia che le ha commissionato 55 velivoli del modello A380, il nuovo aereo di lusso con suites, letti e docce. Non solo Abu Dhabi e Dubai sono i protagonisti di tali manovre economiche, anche i vicini stati si muovono nella medesima direzione. La Qatar Investment Authority ha acquistato il 5% della banca svizzera Credit Suisse e quote del gruppo finanziario Barclays, mentre il fondo sovrano del Kuwait è entrato nel capitale del colosso americano Merrill Lynch. Con il World Future Energy Summit (19 – 21 gennaio 2009) Abu Dhabi si è imposta come capitale mondiale delle energie rinnovabili grazie anche al fascino della sua città ecologica Masdar, in fase di costruzione. Il consigliere federale svizzero Moritz Leuenberger ha firmato una lettera d’intenti per l’allestimento di un “Swiss Village” nel centro di Masdar che ospiterà le rappresentanze di una serie di aziende svizzere. Inoltre a Masdar dovrebbe trasferirsi la stessa ambasciata elvetica attualmente ad Abu Dhabi, diventando così la prima sede diplomatica straniera nella città ecologica. Questa massiccia presenza è stata possibile grazie a un coinvolgimento della prima ora delle imprese svizzere nello sviluppo di Masdar. Maxmakers, la società di pianificazione di Zurigo, è stata la prima azienda straniera in assoluto a contribuire allo sviluppo del progetto. Il Credit Suisse gestisce 250 milioni di dollari in dotazione al Masdar Cleantech Private Equity Fund allo scopo di investirli in imprese dell'”industria verde”.
Insomma, si potrebbe continuare all’infinito per avere alla fine un ritratto di normalitá che nel mondo della finanza non fa differenze né discriminazioni fra capitale islamico o di altra provenienza. “Pecunia non olet”, diceva l’imperatore che non disdegnò di costruire ritirate pubbliche a pagamento. A gesticolare in modo scomposto emettendo suoni gutturali incomprensibili restano solo coloro abituati a fare passeggiate in compagnia di maiali al guinzaglio e che a corrente alternata devono sbraitare contro la civiltá islamica “ferma a 1400 anni fa”, salvo poi correre a baciare la mano a colonnelli e sceicchi.

http://www.n-tv.de/wirtschaft/dossier/Traditionswerft-in-arabischer-Hand-article790252.html

http://www.amv-lilliput.org/modelli/Docum/bismark/bismarcks.htm

http://www.businessonline.it/stampa/1/EconomiaeFinanza/2368/ricchi-arabi-comprano-sempre-piu-nel-mondo.html

https://ilderviscio.wordpress.com/2009/03/28/abu-dhabi-salva-la-mercedes-maroni-vuole-le-impronte-digitali/

http://emagazine.credit-suisse.com/app/article/index.cfm?fuseaction=OpenArticle&aoid=252999&coid=64291&lang=IT

https://ilderviscio.wordpress.com/2009/05/09/risparmio-debito-crisi/

https://ilderviscio.wordpress.com/2009/12/21/un-muezzin-ad-amburgo/

http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=13709

https://ilderviscio.wordpress.com/2009/12/11/allombra-dei-minareti-svizzeri/

http://islam.forumup.it/post-27241-islam.html

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3 Risposte

  1. Notizia interessante, ma non per essere pignoli, la foto non è della Bismark della Kriegsmarine tedesca, ma una delle due corazzate della classe Rodney, della Royal Navy di sua graziosa maestà britannica.

    saluti

  2. Grazie per la segnalazione, ho provveduto a correggere. Dal momento che sono interessato ad un’informazione corretta, anche nelle foto, il ringraziamento é sincero. Adesso mi interesserebbe sapere la funzione della gru a sinistra.
    Grazie.

  3. Caro Alessandro,
    rispettosamente ti segnalo che la tua osservazione in cui dici che non è la Bismarck dalla foto che si vede di poppa, à assolutamente sbagliata. La Rodney non centra un bel niente, in quanto, evidentemente non lo sai, la corazzata inglese aveva tutto l’armanento principale a proravia costituito da 3 torri trinate. Qui la Bismarck che è ritratta a wilhemnshaven nel 1940 ancora senza i telemetri del tiro, mostra chiaramente le 2 torri binate poppiere da 380 mm. Prima di affermare tali congetture, sarebbe meglio che consultassi il vastissimo materiale disponibile in rete, in cui risultano evidenti le differenze che tu probabilmente non hai nè visto o capito

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