La Nigeria, il terrorista e il massacro.

Come le necessitá politiche cambiano i connotati della storia.

Repubblica Federale della Nigeria

Nell’epoca storica a noi piú vicina siamo stati testimoni, diretti o indiretti, di conflitti che abbiamo catalogato nella nostra memoria coi nomi di paesi coinvolti. Ad esempio, ci ricordiamo di un conflitto fra Corea del Nord/ Corea del Sud, Vietnam del Nord/Vietnam del Sud, Yemen del Nord/ Yemen del Sud, Germania dell’Est/Germania dell’Ovest che non si tradusse in conflitto armato, ma arrivó allo schieramento di missili con testata nucleare su entrambi i territori.

Erano i conflitti di confine fra due imperi e fra due sistemi in rotta di collisione, accompagnati da connotati fortemente ideologici, ma ci sono stati conflitti, come quello fra l’Unione degli Stati del Nord America contro la Confederazione degli Stati del Sud, dettati da interessi meramente economici. Nel passato ci sono state guerre tremende coperte dal manto della motivazione religiosa e che oggi riscopriamo aver avuto motivazioni diverse, come quello dell’espansione commerciale o del dominio politico di questa o quella frazione in campo.

In Nigeria le cose, con qualche aspetto peculiare, non vanno diversamente e, nonostante ció, sul mainstream si cerca di far passare l’immagine del conflitto interreligioso che coinvolge, guarda un po’, il cristianesimo e l’Islam.

Le cose stanno diversamente.

La Nigeria intanto, è un’invenzione dei burocrati inglesi che, dopo la sconfitta dell’Impero Ottomano, si misero a disegnare una mappa dell’Africa secondo gli interessi bizzarri della Corona. Si riunirono cosí i territori di quello che era stato l’impero di Kanem-Bornu e l’emirato di Hausa al nord, i regni di Yoruba, Oyo, Ife al sud, il regno del Benin nel sudovest, il Califfato di Sokoto nel nordovest e altre societá senza un’autoritá politica centrale dando vita ad una confederazione di trentasei Stati, quattrocento etnie che parlano un totale di quattrocentotrentaquattro lingue. Cinquanta per cento dei nigeriani sono musulmani, soprattutto al nord ma non solo, quaranta per cento sono cristiani di varie confessioni e il resto è legato ad antiche religioni tradizionali africane. La politica federale, anche se regolata minuziosamente, non ha mai funzionato senza conflitti accesi dagli appetiti economici e dagli interessi particolari di questo o quello Stato e il nodo centrale di questi conflitti è la distribuzione della ricchezza. Generalizzando si puó dire che le elite finanziarie ed economiche si trovano al sud e, fatta eccezione per alcune grandi cittá, il nord viene penalizzato dalla mancanza di importanti infrastrutture e dall’alto grado di corruzione. Le compagnie petrolifere occidentali ( Shell, BP) fanno il resto. In questo contesto, per gli specialisti del massimo profitto della corruzione e della rapina, è facile inserire elementi che mantengano il sesto paese per produzione di petrolio all’interno dell’OPEC e al centosettantanovesimo (179°) posto per reddito pro-capite, destabilizzato e occupato in conflitti interni creati artatamente per continuare indisturbati il saccheggio delle risorse.

Conflitti che coinvolgono popolazioni contadine erroneamente identificate come “cristiane” e popolazioni nomadi di allevatori in prevalenza musulmane, vengono riportate come conflitti interreligiosi. L’esercito nigeriano, in stato di allerta permanente e di stanza nelle vicinanze dei villaggi coinvolti, interviene spesso solo dopo la fine dei massacri e viene da piú parti accusato di esserne in qualche modo coinvolto. La vita politica del Paese é spesso sconvolta da scandali e da episodi clamorosi. Cosí, nel 2006, il Boeing 737 sul quale si trova Muhammadu Maccido, Sultano del Sokoto, precipita nei pressi dell’aeroporto di Abuja. A Natale viene arrestato sul volo 253 Amsterdam/Detroit, lo studente nigeriano Abdulmuttalab, figlio di un diplomatico, con l’accusa di terrorismo: Abdulmuttalab si è bruciato i testicoli con 80 grammi di tetranitrato di pentaeritrite e viene accusato di aver organizzato un attentato suicida per conto di Al-Qaida, ma di fronte al giudice istruttore si dichiara innocente. Un attacco preventivo alla Nigeria è, per ora, escluso. Pochi giorni dopo la notizia che il Presidente nigeriano, Musa Yar’Adua, è volato in Arabia Saudita per curare una grave disfunzione cardiaca. Da allora manca di lui ogni traccia nonostante la notizia del suo ritorno in patria e ci sono giá state manifestazioni che reclamano notizie sul luogo della sua permanenza e del suo stato di salute. Giá, perché nel frattempo, tutto il potere dello Stato è passato a Goodluck Jonathan (“Buonafortuna Jonathan”), vicepresidente legato alle elite del Sud che lo manterrà fino a quando il Presidente in carica non sará in grado di riassumerlo pienamente. “Jonathan” ha giá sospeso dall’incarico il Consigliere per la Sicurezza Nazionale, il generale Abdullahi Sarki Mukhtar e il Generale Abdulrahman Dambazau. Insomma, un cocktail esplosivo sullo sfondo dello sfruttamento delle risorse del Paese, altro che conflitti religiosi.

http://www.heise.de/tp/r4/artikel/32/32234/1.html

http://edition.cnn.com/2010/WORLD/africa/03/09/nigeria.violence.explainer/

https://ilderviscio.wordpress.com/2010/01/05/vere-bugie/

http://www.dw-world.de/dw/article/0,2144,2218357,00.html

http://net-news-express.de/index.php?page=browsecat&catid=8

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4 Risposte

  1. Beh, sicuramente hai ragione. I motivi che stanno alla base de conflitti non sono quasi mai religiosi, ma la religione è usata per esacerbare gli animi, per dividere le persone, per sostituire la dialettica razionale con il pensiero magico e facilitare così l’arrivo del conflitto armato.

  2. ciao stefano,

    in tema di media che spingono sul tema del conflitto interreligioso, ti segnalo questa analisi dei titoli di giornale proprio relativi agli ultimi scontri in Nigeria:

    http://ilpensieroselvaggio.blogspot.com/2010/03/gli-scontri-in-nigeria-secondo-la.html

  3. Concordo con la visione di Giovanni e ringrazio Andrea per la segnalazione e per l’analisi molto interessante. In effetti uno dei punti che piú mi preme di chiarire, per me in prima presona, é il confine fra informazione e propaganda delle maggiori testate giornalistiche. In un angolo dei miei desideri per il giorno in cui il tempo a disposizione me lo permetterá, ho in mente un’analisi delle testate giornalistiche italiane e dei loro proprietari, cosí, per farmi un’idea.
    E se qualcuno volesse precedermi e rubarmi l’idea, non sono geloso, anzi, sentitamente ringrazio.

  4. che dio ci perdoni./

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