“Portate contro di loro quattro testimoni dei vostri”

Sesso e politica, 6523^ puntata.

Di amanti Cesare ne ebbe sempre tante.

Gli amanti (Renè Magritte)

Gli amanti (Renè Magritte)

Possiamo dire che non se ne lasciò mai sfuggire una. Ultima fu la giovanissima Cleopatra, l’amore del suo tramonto. Svetonio non si diffonde troppo su lei, ma Plutarco, da buon greco, non si lascia sfuggire l’occasione di raccontare la storia: una vicenda affascinante ed un amore che si svolse in una cornice superbamente bella ed esotica.
In Egitto nel 51 a.C., alla morte di Tolomeo Aulete, era salita al trono la maggiore dei suoi figli, Cleopatra, che allora aveva appena 17 o 18 anni. Si dice che Cesare, ormai ben oltre la cinquantina, ad un certo punto dimenticò gli affari di stato e passò ben sei mesi a bordo di un’imbarcazione sul Nilo in compagnia della bella Cleopatra.

Gian Carlo Fusco ha fatto della memoria del fascismo – delle memorie della sua gioventù – un genere del tutto originale, tra il racconto satirico, la cronaca storica e lo spaccato antropologico. Nel suo libro “Mussolini e le donne”, descrive il Duce principe dei playboy di un regime di playboy, in un ritratto feroce come una risata. Fantasia o realtá, si racconta che il Duce avesse incaricato uno dei suoi ufficiali di fargli trovare ogni giorno, dopo il pranzo con la famiglia, una delle sue tante ammiratrici che gli scrivevano lettere di fuoco in una saletta riservata di villa Torlonia.

John Fitzgerald Kennedy, ha sempre avuto donne – abbondantemente, in successione, contemporaneamente, sotto forma di amiche di famiglia o di società, ereditiere, modelle, attrici, conoscenze professionali, mogli di colleghi, ragazze incontrate ai ricevimenti, commesse, prostitute – fin da quando scoprì da ragazzo che le donne gli piacevano, e che lui piaceva alle donne. Nel suo libro “American Adulterer”, Jed Mercurio racconta i mille giorni del presidente Kennedy, dall’ingresso alla Casa Bianca all’assassinio a Dallas, attraverso il duplice catalogo delle sue conquiste (un erotomane che pretendeva sesso come “servizio alla nazione”) e il referto delle sue malattie: un caso clinico, cui la brama del donnaiolo diventa una patologia psico-sessuale. Mercurio, medico di formazione, scrive come un anatomo-patologo, a parte qualche caduta di gusto, e quindi non sai mai se condividere le avventure del suo eroe malato, o provarne ribrezzo: “Ho dovuto farmi aiutare per entrare in questo vestito – mormora Marilyn Monroe la sera in cui gli canterà “Happy Birthday, Mr President” – e avrò bisogno d’aiuto per uscirne”. Ma non c’è romanticismo quando il soggetto, nell’Oval Office della Casa Bianca, fa inginocchiare sotto la scrivania la stagista indifesa e, perché fra dieci minuti ha un meeting, le intima: “Svelta!”. Faceva sesso come uno gioca a golf, “un paio di buche, alla svelta”.

Forse un giorno qualcuno scriverà un libro sull’attuale Presidente del Consiglio e le donne, per il momento è un rincorrersi di notizie, pettegolezzi e prese di posizione ufficiali dei partiti di governo e di opposizione.

Non voglio associarmi all’esercito di chi da una parte e dall’altra si affanna con interviste vere o fasulle, rivelazioni vere o fasulle, fotografie vere o fasulle a dimostrare la colpa o l’innocenza di Silvio Berlusconi. L’uso del pettegolezzo e delle mezze verità in politica è un abominio e non cambia nulla se l’abominio è diventato pratica quotidiana. Certo, dai nostri leader è legittimo aspettarsi un comportamento morale indiscutibile anche nella loro vita privata ma il giudizio, se mai ne fossimo autorizzati, non puó essere basato sul pettegolezzo, sui “si dice” e nemmeno in base ai suoi accompagnamenti pubblici o privati. La morale non si puó inventare di giorno in giorno a secondo delle circostanze e dei personaggi coinvolti. La partecipazione a una festa di compleanno di un’adolescente non è ancora la prova dell’adulterio e non lo sono nemmeno un paio di telefonate e un invito ad una festa di capodanno. Nel santo Corano, il libro sacro dei musulmani, è scritto: “Portate contro di loro quattro testimoni dei vostri” (Corano IV, 15), dove “loro” sono le donne accusate di adulterio. L’esegesi vuole che i quattro testimoni debbano aver assistito di persona all’atto sessuale fra i due fedifraghi. In mancanza di questa condizione, l’accusa di adulterio non è valida. Non solo. Nel caso gli accusatori non siano in grado di sostenere l’accusa con il sostegno di una tale testimonianza la punizione sará esemplare: “E coloro che accusano le donne oneste senza produrre quattro testimoni, siano fustigati con ottanta colpi di frusta e non sia mai più accettata la loro testimonianza. Essi sono i corruttori” (Corano XXIV, 4).

Ecco, sarebbe bastata questa regola elementare perché giornali, televisioni, partiti, governo e opposizione avessero utilizzato questi giorni e queste settimane per lavorare ai problemi del Paese invece di risvegliare le curiosità morbose di tutta la popolazione e distrarla dalle questioni fondamentali della vita civile. Perché la morale, se la vogliamo mettere sul piatto della bilancia elettorale, deve valere per tutti e, se siamo indulgenti nei nostri confronti, ci obbliga ad esserlo anche con gli altri. “Chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra…” (Giovanni VIII, 7).

Ora, di tutti i signori e le signore coinvolte nello spettacolo mediatico che si è creato attorno a questo caso, chi puó affermare senza esitazioni di assolvere questa condizione?

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