Lettera ad un’amica

 Ciao Mita,

approfitto del giorno di festa per scriverti una Mail lunghissima: procurati una tazza di buon the e siediti comoda!

Conosci te stesso

Conosci te stesso

Mia cognata ha comprato un cane grosso come un cavallo, il mio collega è iscritto al club dei giocatori di carte, al club dei nuotatori anziani, al club amici del teatro e non so a cos’altro. Gudrun, l’amica di mia moglie, passa il suo tempo libero nei pub e conosce tutti i cocktail di moda… Ognuno nella speranza di una gratificazione che poi non arriva mai e che alla fine è costata solo soldi e fatica.

È la normale follia di noi uomini (e donne) che siamo stati educati alla formazione di un carattere (nel senso teatrale) che piaccia agli altri.  Che orrore il solo pensare che possiamo risultare antipatici o che ci comportiamo in un modo che gli altri non gradiscono! Pensa alla meraviglia di un bambino che apre curioso gli occhi sul mondo e che, prima o poi, dovrá fare i conti col giudizio degli altri dettato il piú delle volte dall’invidia e dalla povertá di spirito! Cosí, per non sentirci esclusi, impareremo a memoria la formazione dell’Inter, guarderemo l’isola o il GF, compreremo il forno per cuocere il pane in casa senza avere nessun interesse o necessitá. È come quando abbiamo comprato il primo PC e lo abbiamo riempito di programmi e giochi inutili che ci hanno riempito la memoria remota e ce lo hanno messo fuori uso un giorno sí e uno no. Poi, uno dopo l’altro, passano gli anni migliori della nostra vita senza che ci arrivi la lettera da Hollywood né l’invito di Barak Obama a far parte del suo staff di consiglieri intimi. NOI, cosí bravi che non abbiamo tralasciato niente per un’interpretazione perfetta del ruolo che gli altri hanno preteso da noi! E pensare che, col passare degli anni, ci siamo identificati al punto tale da dimenticare che tutto (o quasi) quello che abbiamo fatto, detto, pensato, altro non erano che spezzoni presi a prestito chissà da dove per poterci presentare “in societá” come colleghi, vicini e amici affabili e simpatici. Poi, piano piano, il livello degli ormoni nell’organismo diminuisce, l’interesse per l’approvazione degli altri pure, il fisico non ci permette piú di dormire in un sacco a pelo o di passare le notti attorno al fuoco sulla spiaggia di Monterosso e ci dá fastidio anche lo squillo del telefono se sono passate le otto di sera. Scopriamo che la politica come l’abbiamo sognata noi non esiste, che le guerre si fanno per i soldi e non per gli ideali, che anche i sentimenti migliori vengono commercializzati e strumentalizzati. Nel film “Uno, due, tre”, la protagonista (Pamela Tiffin) esasperata esclama: “Ma tutti gli uomini sono corrotti?” “Non lo so – risponde il commissario sovietico – non conosco tutti gli uomini!”. Capito? Se continuiamo a credere agli ideali di libertá, onestá, solidarietá della nostra adolescenza e gioventù siamo dei poveri illusi e se stiamo aspettando una gratificazione per la nostra trasformazione in esseri socialmente presentabili possiamo aspettare a lungo, come quelli che aspettano Godot. Uno dopo l’altro cadono i veli davanti ai nostri occhi e la societá delle vetrine luccicanti si trasforma inesorabilmente in un cumulo di spazzatura.

Che fare?

Penso ci sia una possibilitá sola: dare alla disillusione una qualitá diversa che non sia mera depressione. “Conosci te stesso e sarai libero” diceva il filosofo. Se quindi lá fuori, dietro il sipario del teatrino quotidiano non si nasconde altro che un cumulo di escrementi, proviamo a guardare dentro noi stessi e chiederci quale sia allora lo scopo di tutta questa farsa. Se abbiamo scoperto che lo scopo della “bella figura”, della ricchezza (riservata a pochi), della fama e del tappeto rosso spalleggiato dai paparazzi altro non sono che fumo negli occhi per farci sognare mentre tiriamo il carretto sul quale sono seduti altri, se il mito del bel rivoluzionario che spezza le catene del popolo sofferente non si è avverato, se non siamo diventati i protagonisti mondiali del cambiamento, proviamo a cambiare il nostro punto di vista. Anziché studiare le analisi complesse dei meccanismi del mondo lá fuori, proviamo a tranquillizzarci un momento e a riflettere sui meccanismi semplici della nostra natura di uomini (e donne).

Chi sono io? Come sono arrivato a essere quello che sono? Cosa c’è nella mia natura e nel mio carattere di essenziale e cosa di artefatto? Di cosa è fatta la felicitá vera, senza il bisogno dei riflettori e degli applausi? …

Le altre domande (e le risposte) ci arriveranno mano a mano che ci addentriamo nell’esercizio di sbrogliare la matassa che ci ritroviamo nelle mani e che, a nostra insaputa, noi stessi abbiamo costruito negli anni.

Cara Mita, vorrei regalarti un gran mazzo di fiori, per ora accontentati di questo mio sproloquio che spero non ti abbia infastidita.

Buona giornata

Stefano

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5 Risposte

  1. Carissimo!
    Se scrivessimo a noi stessi delle EMail cercando di fare un bilancio interiore della nostra vita, credo che il più delle volte dovremmo scrivere a degli sconosciuti come noi siamo diventati a noi stessi, chi era appunto quel tipo che ogni volta che doveva uscire di casa si rimirava allo specchio, chiedendosi se era abbastanza elegante, se gli “altri” guardandoci ci avrebbero giudicato positivamente, con invidia o con alterigia?Quanta acqua è passata sotto i ponti ed oggi ci accontentiamo con gioia diportare un paio di bretelle, così comode e pratiche, le odiate bretelle di una volta, criticate sulle pancette dei nostri padri o nonni o vicini di casa! “O beata goventù che t’en vai pur tuttavia, chi sia lieto lieto sia, del doman non v’è certezza”.. scriveva il Magnifico Lorenzo dei Medici!
    Come siamo arrivati ad essere ciò che oggi siamo, ti domandi? Lo siamo sempre stati sin dall’inizio della nostra vita, non lo sapevamo ed abbiamo dovuto incassare le botte del Destino o della Vita per riuscire quanto meno a capirlo! Tante domande ti poni, caro Amico e Fratello,tu conosci di certo le risposte, non essere modesto con te stesso o vuoi essere sempre il Giovane (o il Vecchio?) di una volta?
    Un abbraccio Abdel Nûr Cabrini

  2. Caro AbdulNur, Mita esiste davvero e la mia E-Mail é una risposta veramente spedita ad una confidenza di Mita che, ovviamente, non é qui pubblicata.
    Un caro saluto.

  3. Curiosando nel tuo sito, mi sono letto “lettera ad un’amica”. Caro Stefano, è come se l’avessi a me indirizzata. Non so più chi sono, ero e sarò… ho bisogno di concentrarmi su me stesso, di assaporare l’egoismo, di guardarmi dentro. Ma sono molto poco capace. Ho 56 anni e non l’ho mai fatto. Ho bisogno di cambiare le categorie di valutazione del mondo perchè quelle da me usate per tutto questo tempo mi hanno portato al disastro. Sono un cumulo di macerie.
    Un abbraccio forte, Maurizio

  4. “Sono un cumulo di macerie”
    ……………………………………………..

    É un ottimo punto di partenza.

  5. comincio ad esserne convinto anche io… comincio, ho detto!, perciò ti muovi ad *****?!?
    P.S.: Gina (la moglie di Nando) quando ha letto la tua mail che annunciava **** **** **** si è messa a piangere… questo tuo gesto l’ha commossa tanto ed io mi sono nascosto in bagno (il suo) perchè… ho pianto anch’io!!!!
    A presto, Maurizio/carugati

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