Abu Dhabi salva la Mercedes, Maroni vuole le impronte digitali

Il razzismo non è solo una bestialità morale, ma anche un esempio di enorme incompetenza politica.

 Credo che l’ultima cosa letta da Maroni, Calderoli e Borghezio sia stato l’episodio della piccola vedetta lombarda nel libro “Cuore”. È lí che si è fermato il mondo di chi vuole salvare l’Europa dall’invasione musulmana e riassume la libertá di espressione nell’ostentazione di una maglietta con riprodotte le famose caricature del Profeta dell’Islam. È lí che si ferma anche la cultura di chi sostiene la tesi di una superioritá della civiltá occidentale rispetto a quella dei paesi islamici.

De Gaulle sosteneva che l’Italia non è un paese povero, ma un povero paese. Mai come oggi gli si deve dare ragione. Povero di intenti, povero di ragioni, povero di civiltá. Verrebbe da dire “ahi serva Italia di dolore ostello, nave senza nocchiero in gran tempesta…”. Agli stranieri non comunitari si vogliono prendere le impronte digitali alle frontiere, agli immigrati si chiede una tassa per coprire il “rischio criminalitá”, i piú elementari diritti a un documento di residenza o di soggiorno diventano una persecuzione delle istituzioni dello Stato contro la civiltá.

Stranieri “sospettati” di terrorismo vengono espulsi dal paese senza processo, studenti a passeggio nel parco malmenati dalle “forze dell’ordine” perché sicuramente spacciatori, altri, scagionati dalle prove del DNA, tenuti ancora in galera perché “l’impianto accusatorio originale non cambia di una virgola », con tanti complimenti del capo.

Tutto ció perché il paradigma di fondo é che straniero é, deve essere, uguale a nemico e criminale. Forse é fare un torto a Edmondo De Amicis avvicinare il suo capolavoro a questi personaggi da trash movie. Forse l’unica letteratura consona a costoro sono i pizzini di don Provenzano e certe frasi volgari scritte sulle porte dei servizi igienici nelle caserme. Piú in lá di cosí si estende il mondo incomprensibile degli intellettuali sovversivi e senza nerbo. Ibi sunt leones.

Nel mondo che diventa uno e abbatte barriere secolari, le teste di marmo al governo si beano imperterrite nella loro ignoranza fondamentale nutrita dall’arroganza del loro ego da primati esuberanti di ormoni. Cosí mentre solo da noi la crisi non esiste e « l’Italia è messa meglio degli altri paesi europei (sghignazzo in diretta di Merkel e Brown) », la marca storica dell’industria automobilistica tedesca puó contare sull’aiuto del fondo di investimento di Abu Dhabi, Aabar Investments che fa capo interamente al governo degli Emirati Arabi Uniti.  Il più ricco fondo degli Emirati Arabi Uniti acquisterà 96,4 milioni di nuove azioni Daimler a un prezzo di 20,27 euro ad azione (contro la chiusura venerdì a Francoforte di 21,34 euro ad azione), pari al 9,1 per cento del capitale. Gli Emirati hanno posto alcune condizioni per il loro investimento, quali lo studio per la produzione di automobili in leghe leggere e con motori elettrici per un minor impatto ambientale. Aabar sarà primo azionista, scavalcando il 6,9 per cento detenuto da un fondo del Kuwait. Giá, perché primo azionista di Daimler era fino ad oggi il Kuwait, altro paese i cui cittadini in visita ai nostri negozi di via Condotti o di via della Spiga devono lasciare le impronte digitali alla frontiera come delinquenti pericolosi. Cosí, mentre il mondo va avanti, noi restiamo prigionieri di quattro burattini dalla testa di legno a difendere la linea del Piave quando ormai il nemico è tornato a casa a farsi gli affari suoi. E che affari!

Vorrà dire che torneremo a suonare il mandolino ai turisti che ci butteranno le monetine.

 

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