Tagli alle pensioni delle donne del pubblico impiego

Storia di Superciuk®, l’eroe che ruba ai poveri per dare ai ricchi.

We can doo it

Sí, sí, sí, lo so che i titoli dei media governativi e “indipendenti” in questi giorni hanno scritto titoli diversi, tipo “Aumenta l’etá della pensione per le donne del pubblico impiego”, ma, come al solito, si tratta della polpetta al sonnifero che dobbiamo ingoiare per tornare tranquilli sul divano a lasciarci rimbambire dal grande fratello. La verità è un’altra, proviamo a fare qualche conto.

Dunque, intanto l’etá della pensione per le donne del pubblico impiego verrá alzata a 65 anni perché cosí vuole l’Unione Europea e né il Capo né i suoi accoliti hanno qualche possibilitá di ignorare le direttive europee. Nei prossimi giorni e nelle prossime settimane si amplierà il dibattito sul perché è giusto o perché è sbagliato, ci faranno assistere al solito spettacolo di urla e insulti in diretta, la claque applaudirà ora all’uno, ora all’altro e alla fine saremo convinti di esserci fatta un’opinione “nostra”. E la “nostra” opinione sará che, a causa delle migliorate condizioni di vita, a causa del lavoro non logorante del pubblico impiego, a causa della biografia sempre piú emancipata della popolazione femminile e per onorare la loro indipendenza, sará giusto alzare la soglia dell’etá di pensionamento, lasciando peró aperta l’opzione della “volontarietà” della scelta e quindi la possibilitá di interrompere l’attivitá lavorativa prima dei sessantacinque anni. È piú o meno quello che ha giá detto Bossi.

Sembra una proposta ragionevole. È il momento di fare i conti accennati sopra.

La direttiva prevede che dal primo gennaio 2010 l’età che segnerà la fine del rapporto di lavoro inizierà a salire (61 anni) e continuerà ad aumentare di un anno ogni biennio (62 nel 2012, 63 nel 2014, 64 nel 2016). Risultato: arrivare a 65 anni entro il 2018. Quindi nel duemiladiciotto, avranno diritto al 100% di pensione di vecchiaia tutte le donne del pubblico impiego che avranno 65 anni. Secondo il Ministro Brunetta avremo cosí risparmiato 2 miliardi e trecento milioni di Euro. Quale sará la realtá? La realtá è che, attirate dall’opzione della cessazione “prematura” del rapporto di lavoro, le impiegate che vorranno andare in pensione nel 2010 ad un’etá di sessant’anni, lo potranno fare a fronte di una pensione pari al 100% meno un X% di “pensione non pienamente maturata”. Nel 2012, le impiegate che vorranno lasciarsi pensionare a sessant’anni lo faranno con una pensione pari al 100% meno 2X% e nel 2014 con una pensione pari al 100% meno 3X% … Se, donna, vorrete andare in pensione a sessant’anni nel 2018, lo farete con una pensione pari al 100% meno 5X%! Percentuali che resteranno nelle casse dell’istituto pensionistico, notoriamente oggetto di rapine continue di governi e partiti in ogni giorno e mese di questa nostra disgraziata res publica, trasformata, e non da oggi, in res privata. Fra qualche anno, il Brunetta di turno potrá annunciare trionfante che le pensioni aumenteranno, guadagnandosi cosí il voto di migliaia di pensionati entusiasti. Il merito non sará quello di un’amministrazione piú giudiziosa e oculata, bensí quello di una redistribuzione di una parte del maltolto alle donne del pubblico impiego!

Oh tempora! Oh mores!

E i sindacati? Oggi alzano gli scudi, domani, dopo una “grande battaglia a favore delle donne”, approveranno. I segnali ci sono giá.

“L’unificazione dell’età pensionabile con l’innalzamento a 65 di quella delle donne «non è un tabù» per le Acli, ma va fatta a tre condizioni: all’interno di un piano di riforma degli ammortizzatori sociali concordato con le parti sociali; prevedendo un adeguato ‘risarcimento’ per il sovraccarico di lavoro familiare e di cura compiuto dalle donne; ripristinando il principio della flessibilità di accesso al pensionamento. … si può equiparare l’età pensionabile tra donne e uomini ma nel rispetto della flessibilità di accesso al pensionamento, recuperando lo spirito della riforma del 1995 …Appare più equo ripristinare un arco temporale di 5-7 anni, o anche più (!), nell’ambito del quale sia possibile, alle donne come agli uomini, accedere al pensionamento, rendendo più favorevole il calcolo di pensione per chi sceglie di andare in pensione più tardi”.

 Honi soit qui mal y pense.

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