Parliamo di Dio?

No, no, no, no, no, un momento …

Dio é Veritá

Calligrafia: Dio é Veritá

Non confondiamo le acque.

Condannare le uscite grossolane e opportunistiche dei leader della destra sul caso Eluana non significa essere col partito dell’eutanasia. Non sia mai che la politica torni ad arrogarsi il diritto di definire cosa sia una vita degna di essere vissuta e cosa no! Oggi sono diciassette anni di coma vigile, domani saranno quindici e poi due, dopodomani questa o quella sindrome per poi tornare a riesumare i temi della razza e dell’eugenetica per riaprire i lager nei quali si finisce senza uno straccio di sentenza né possibilitá di difesa. La piú grande democrazia del pianeta lo ha giá fatto e il nostro ministro degli interni ci prova in continuazione.

No, no, no, no, no. La politica pensi a costruire autostrade lasciandosi allegramente corrompere dalle ditte appaltatrici e torni a sollazzarsi con le sue cortigiane da promuovere, a secondo delle prestazioni, a soubrette televisive o a ministro della coltivazione del prezzemolo. La vita individuale non è tema per la politica perché la vita di per sé è un mistero al quale nemmeno la piú potente lobby massonica (non importa se P1 o P2) è in grado di dare risposta. E allora smettiamola con le pretese di questa nuova religione che, per il fatto di non avere altro dio all’infuori della propria arroganza, vuole costringerci al pensiero unico spacciandolo per super partis. Se qualcuno vuole mettere consapevolmente (!) fine alla propria esistenza non ha certo bisogno di una regolamentazione. Il problema scottante è cosa fare con persone non piú in grado di manifestare la propria volontà. Si è gridato che non puó essere la Chiesa o il Vaticano (!) a decidere per conto terzi. Vero. Non possono essere nemmeno i laici a farlo. Una regolamentazione è in realtá assurda perché anche un testamento biologico scritto in un momento in cui si è nella piena facoltá di intendere e di volere, non rispecchia necessariamente la volontà di chi, impedito nella parola e nei movimenti, si trova di fronte alla prospettiva concreta di morire perché non assistito o di prolungare la propria esistenza quel tanto necessario per chiudere i conti con la propria coscienza. Nessuno, NESSUNO, potrá mai dirci se Eluana ha sofferto di piú nei diciassette anni di coma vigile o nei cinque giorni in cui è stata lasciata senza nutrimento e acqua. Morte per disidratazione è il verdetto dei medici. Come essere nel deserto senza piú un goccio d’acqua. Per cinque giorni. No, no, no, no, no. Anche se altri lo hanno detto per altri motivi, dobbiamo riaffermare il diritto alla vita e alla dignitá umana che vale sempre, anche nelle condizioni di chi deve essere assistito in maniera intensiva. La dignitá della persona non varia a secondo del colore della pelle, dello stato civile di cittadino, emigrato regolare o irregolare, del sesso, della fede religiosa o dello stato di salute. La dignitá della donna e dell’uomo sono inviolabili. È inviolabile la dignitá del lavoratore da parte del suo datore di lavoro, è inviolabile la dignitá del cittadino da parte dei rappresentanti dello Stato, è inviolabile la dignitá del paziente da parte del medico a cui ha affidato la sua salute e la sua vita. La dignitá della persona non puó avere un confine e, se lo avesse, non possono certo essere i politici a tracciarlo, altrimenti potrebbe avere ragione Maroni quando dice che con gli immigranti irregolari bisogna essere cattivi. Oppure Dick Cheney quando afferma che Guantanamo è “un programma di prima classe”. Potrebbero avere ragione Mladic e Karacic, Mussolini e Farinacci, Heydrich e Heichmann. Il fatto che la res-publica sia alla fine un agglomerato di entitá sociali, culturali e religiose diverse, non deve trarci in inganno. Un compromesso su un tema fondamentale dell’esistenza puó essere solo transitorio. Anche in questo caso, prima di legiferare, è necessario uno studio acribico del problema per poter dare una risposta definitiva al mistero della vita e della morte. L’aspetto medico è solo una parte, forse nemmeno la piú importante. L’aspetto fondamentale è quello della coscienza e della consapevolezza. Quando sapremo rispondere con certezza alla domanda di cosa sono coscienza e consapevolezza e quando sapremo con certezza riconoscere motivi e scopi della nostra esistenza, potremo, forse, arrogarci il diritto di decidere per chi non è piú in grado di esprimere la propria volontà. Qui una laurea in scienze politiche credo possa aiutare ben poco. Non voglio scomodare Socrate, il quale, sapendo di non sapere, cercò qualcuno che fosse più saggio di lui e si recò dai politici con fama di sapienti per interrogarli, per poi scoprire che essi in verità non sapevano nulla di quel che dicevano di sapere. Nossignore, per decidere sulla vita e sulla morte, l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è la politica. Le risposte alle domande dell’esistenza sono chiuse nell’intimo di ognuno di noi, difficili da comunicare a tutti gli altri. Le risposte alle domande dell’esistenza sono raccolte nelle testimonianze che generazioni di saggi e di uomini di buona volontà ci hanno tramandato nei secoli. No, queste non sono monopolio del Vaticano o del Potala, poiché la saggezza non ha bisogno di palazzi e di ministri, ma negare l’ereditá di un Messaggio Universale è sciocco. L’Uomo non è nato ieri e ogni generazione, dalla preistoria ad oggi, ha dovuto affrontare il tema della morte lasciando testimonianza della propria ricerca nell’arte e nella filosofia. La Religione, libera dalle speculazioni, mistificazioni e strumentalizzazioni temporali, è l’apoteosi di questa ricerca. Allora non è inutile parlare di Dio, di Dharma, di Brahma o di Allah, perché la natura dell’Uomo è quella che è e le leggi che la regolano non le decidono i partiti. La potenza dell’Inquisizione non riuscí a regolare le leggi dell’astronomia secondo i propri voleri imprigionando Galilei. Allo stesso modo lo Stato laico non puó arrogarsi il diritto di regolare il mistero della vita e della morte mettendo a tacere la fede.

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Una Risposta

  1. Anche una religione non é una scelta obbligatoria.

    E’ una facile risposta ad una grande domanda. Una serie di dogmi per auto convincersi di essere migliori degli “altri”.

    Non capisco perché tutto debba essere regolato.

    La scelta di cosa fare deve essere lasciata all’individuo, ed in caso di assenza di testamento biologico, ai genitori, dato che hanno deciso per noi già per i primi 18 anni.

    Ognuno deve poter decidere che cos’è la vita, e quando terminarla.

    La società non deve intromettersi!

    Io vivo in 3 paesi, Italia, Stati Uniti e Repubblica Dominicana, quando si parla della mia salute, non voglio nessuna legge che limiti la mia volontà.

    Basta regolamentare la vita degli altri.

    Le leggi devono essere fatte per regolamentare le attività sociali della comunità, non quello che faccio a me stesso a casa mia.

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