Long Range Acoustic Device …

Long Range Acoustic Device

… e la nuova generazione di armi non letali. 

Non è passato molto da quando Robert Dziekanski, cittadino polacco volato a Vancouver per rivedere la madre, dopo aver atteso oltre dieci ore il disbrigo delle pratiche di ingresso in Canada alla dogana dell’aeroporto, sempre piú agitato, viene affrontato dalla polizia e immobilizzato con una scarica elettrica di un taser che lo ucciderà.

Di oggi la notizia di alcuni militanti del gruppo ecologista Sea Shepherd Conservation Society attaccati dai marinai della baleniera Nisshin Maru con un cannone sonico, il Long Range Acoustic Device (LRAD), mentre cercavano di disturbare il lancio degli arpioni.

Il LRAD ha fatto la sua prima comparsa ufficiale durante la seconda guerra del golfo nella regione di Basra e di Falluja. Ufficialmente era stato concepito per comunicare a voce a lunga distanza fra navi da guerra e imbarcazioni sospette in avvicinamento, ma ben presto gli addetti militari si devono essere resi conto degli effetti collaterali di questo strumento. A distanza ravvicinata, infatti, chi è investito dal suono acuto e penetrante emesso da questa specie di altoparlante ad alta intensità, pari ad un valore 50 volte superiore alla soglia del dolore, è completamente incapace di qualsiasi movimento o azione. Se l’esposizione al suono si protrae per piú di qualche secondo, l’apparato uditivo viene irreparabilmente danneggiato. Negli Stati Uniti, il LRAD venne impiegato dalla polizia contro dimostranti nella cittá di New York durante le proteste nel corso della convention repubblicana del 2004. Il LRAD torna alla ribalta della cronaca quando, nel maggio del 2007, la nave da crociera “Seabourn Spirit” viene attaccata dai pirati a circa 100 miglia dalle coste somale. Sotto il fuoco delle armi automatiche, due addetti alla sicurezza della nave puntano il LRAD verso i pirati che sono costretti alla fuga.

Questa tendenza allo sviluppo di cosiddetti No Lethal Weapons non è nuova. Oltre al taser, al LRAD e alle varie forme di gas lacrimogeni, urticanti e disorientanti, sono noti strumenti quali il Pulsed Energy Projectile (PEP), una sorta di proiettile-laser in grado di sviluppare un lampo accecante, un’esplosione assordante e un’onda d’urto di grande efficacia, capace di atterrare un singolo individuo in mezzo alla folla. Oppure l’Advanced Tactical Laser (ATL), un laser infrarosso capace di colpire con grande precisione da un elicottero producendo danni limitati. Nota è anche una particolare gelatina molto scivolosa, l’Anti Traction Material (ATL), capace di impedire qualsiasi movimento controllato di persone e autoveicoli.

Il Dipartimento della Difesa Americano, sostiene da decenni il cosiddetto Defence Advanced Research Project Agency (DARPA) col solo scopo di mantenere la superioritá tecnologica delle forze armate statunitensi. Gli studi di DARPA vanno dall’inserzione accelerata di materiali (?) allo sviluppo del cosiddetto uomo-Z, una tecnologia che permetterá ai soldati di scalare le pareti verticali degli edifici senza l’uso di scale o funi.

Se da un lato questa tendenza promette una prospettiva di guerre sempre meno cruente e sanguinarie, dall’altra apre una serie di problematiche fondamentali sul tema delle libertá individuali e della risposta proporzionale al pericolo effettivo. Infatti, come nel caso di Robert Dziekanski, l’idea di usare un’arma non letale invita gli agenti addetti alla sicurezza a farne un uso disinvolto con la conseguenza del ripetersi di episodi mortali. Il pericolo piú grave è quindi che questi strumenti vengano impiegati con sempre piú disinvoltura dagli addetti alla sicurezza in situazioni altrimenti superabili coi mezzi della comunicazione verbale. In una situazione di stress, il poliziotto potrebbe cedere presto alla tentazione di fare uso del taser e di strumenti analoghi anziché ricorrere allo strumento della persuasione. Avremmo cosí paradossalmente raggiunto l’effetto opposto a quello desiderato e cioè, anziché diminuire i danni causati dalle armi da fuoco, aumenteranno i casi di abuso delle armi “non letali”. La dignitá del cittadino che protesta per una multa che ritiene ingiusta verrá negata da una piccola scossa elettrica, da una spruzzata di gas urticante, dall’uso di un raggio assordante nelle mani di un vigile impaziente. La sfida che ci aspetta è quella che col diminuire degli effetti letali di queste armi, aumenti la coscienza e il senso di civiltá di chi le usa.

Purtroppo non sono ottimista.

Quando questo Ministro degli Interni dichiara che “per contrastare l’immigrazione clandestina e tutto il male che porta, non bisogna essere buonisti ma cattivi”, ho la sensazione che di Robert Dziekanski ce ne saranno ancora molti.

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Una Risposta

  1. Condivido i tuoi timori soprattutto sull’ uso che si farà di queste armi da enti e persone che sono… “trigger happy”, troppo pronti a sparare.
    L’ uso che si fa di una cosa è a volte proprio il fattore che determina la minaccia, più che la cosa stessa. Avendo negli ultimi anni scritto su argomenti di fisica, ho incontrato fisici che dichiaravano come l’ energia atomica sia un’ energia pulita. Sarei disposta a credergli, uno però conosce anche benissimo che, troppo spesso, le misure indispensabili di sicurezza non vengono prese, annullando ogni probabile beneficio ecologico.
    Tornando al fatto delle armi, qualche settimana fa un ragazzo greco è stato ucciso da un poliziotto troppo lesto a sparare. La storia è conosciuta perchè ha fatto il giro del mondo. Uno certo pensa come sarebbe stato meglio se il poliziotto avesse avuto un’ arma (cosiddetta!!!) non letale… Poi però uno pensa anche: se le persone sono a volte tanto pronte a sparare con armi vere, quanto più pronte a sparare sarebbero con armi COSIDDETTE non letali???

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