Dio e la guerra

«La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno».

 È con slogan simili a questo che in molte cittá degli Stati Uniti, Australia, Spagna, Inghilterra e ora anche in Italia è cominciata una campagna pubblicitaria a favore dell’ateismo. Diceva un grande Maestro Sufi: “I prodotti scadenti hanno bisogno della pubblicitá”. In verità è alquanto strano sentire chi vuole ad ogni costo conquistare proseliti per la religione della non divinitá lanciarsi poi in infuriate filippiche contro un Dio responsabile di ogni crudeltá, imposizione, arbitrio.

La traccia di tanti ragionamenti è sempre la stessa:

1) non ho bisogno di Dio e della Religione, so ragionare con la mia testa;

2) se Dio esiste, perché permette la guerra e la morte violenta di tanti bambini innocenti?

L’episodio di Noé e del diluvio universale è forse uno degli episodi piú conosciuti dell’Antico Testamento. Meno conosciuta è, forse, la versione tradizionale orientale dello stesso.

Dunque, Noé si recava ogni giorno al mercato per ammonire i suoi concittadini nel tentativo di riportarli a comportamenti piú consoni ai dettami divini. Allora, come oggi, parlare di Dio, di Religione, di Morale, non doveva essere molto popolare, poiché Noé, oltre agli sberleffi e agli insulti, doveva sopportare ogni giorno anche la violenza fisica dei villani stanchi di sentire il predicozzo. Cosí di notte, mentre pregava il Suo Signore, non poteva fare a meno di chiedere il senso delle prediche a chi non voleva ascoltare col risultato poco piacevole delle bastonate sul groppone. Secondo la tradizione, il Profeta Noé (la pace sia con Lui), predicò novecento anni. Poi anche la pazienza di un Santo e di un Profeta trova il suo limite e, durante la veglia, pregò pressappoco cosí: “Signore Onnipotente, distruggi questa generazione di zoticoni senza cervello. Essi non meritano niente e sono di dura cervice. Che senso ha tutto ció? Metti un termine alle mie pene e lascia spazio alla tua Giustizia”. Secondo la tradizione, l’Altissimo lo accontentò con il diluvio che ancora oggi chiamiamo universale.

Una volta ritrovato l’asciutto, l’Onnipotente chiamo Noé e gli ordinó di costruire cinquemila otri di terracotta. Noé fu impegnato per molti mesi ad impastare argilla e alimentare il forno, poi gli otri furono pronti. Allora Dio gli ordinó di armarsi di un grosso bastone e di distruggerli tutti. Noé non poté fare a meno di obbedire al comando, ma compiuta l’opera, alzó gli occhi al cielo e, con un nodo alla gola chiese: “Perché Signore? Sono stato impegnato per mesi, ho scartato quelli venuti male per mostrarti solo i migliori, non ho dormito intere settimane per non far spegnere il fuoco, ho dimenticato di bere e di mangiare, Signore, perché?”.

“Allo stesso modo, rispose il Misericordioso, tu mi hai chiesto di distruggere le mie creature”.

Anche volendo vedere in questo racconto solo una metafora, ha senso pensare che il Creatore (per chi ci crede) possa volere la distruzione delle sue creature in maniera cosí cruenta come in una guerra? E per chi non ci crede, che senso hanno le accuse verso un’Entità che ritengono inesistente?

Forse sarebbe piú saggio chiedersi se le guerre non abbiano un’origine diversa dalla Volontá Divina. Non voglio ripetere qui la solita tiritera degli interessi economici, politici, geostrategici. Voglio chiedermi come possano ragazzi e ragazze nell’etá in cui gli ormoni ci spingono a cercare risposte nelle carezze dell’amore, allacciarsi una cintura al tritolo e andare a farsi esplodere in una pizzeria o su un bus affollato. Come è possibile che giovani uomini e donne in uniforme si trasformino in assassini, stupratori, torturatori in nome del paradigma confuso di una democrazia da esportare. Un’intera generazione in Europa è stata educata secondo il motto “mai piú la guerra”. E allora cosa è successo?

È successo che “mai piú la guerra” non era nelle intenzioni di chi tira le fila dietro le quinte e che era necessario preparare una nuova generazione da mandare al macello perché il baraccone possa continuare a funzionare. Il primo passo, in questo caso, è quello di cancellare il passato: chi controlla il passato controlla il presente. Riscrivere la Storia significa giustificare la violenza, le armi, la prepotenza. Il secondo passo è quello di abbassare la soglia della morale. Il mio benessere è la pietra angolare della mia esistenza, non importa quale prezzo deve essere pagato. Il modello di benessere da rincorrere è quello proposto dal bombardamento dei media: soddisfazione di qualsiasi desiderio, contrabbandato come il massimo della libertá. È qui che l’istanza morale diventa un fastidio, un peso, una zavorra da gettare fuori bordo: “Probabilmente Dio non esiste. Adesso smetti di preoccuparti e goditi la vita”. Cosí sugli autobus spagnoli e inglesi. Smetti di preoccuparti, tutto è lecito, basta non limitare la libertá degli altri… Che ragionamento strano. Perché altri non limitino la nostra libertá mandiamo la nostra meglio gioventù a sparare, per lo piú a civili, ai quattro angoli del mondo. Perché? Perché LORO sono cattivi e vogliono imporci la loro volontà che è quella di limitare il nostro benessere acquisito pagando una miseria le risorse dei loro paesi per alimentare le nostre industrie. “Il gatto si morde la coda, si morde la coda  … il gaaaatto”. Basterebbe riflettere cinque minuti … tre? Due? Uno? Basterebbe mezzo minuto per capire che se il petrolio si trova sotto la sabbia del deserto diecimila chilometri fuori dai confini del nostro Paese, non è NOSTRO e che il benessere che deriva dal suo uso, va spartito con altri. Ma dobbiamo soddisfare i nostri desideri, che sono TUTTI legittimi. E se al mercato un uomo barbuto e vestito di stracci ci vuole ammonire dell’assurdità dei nostri pensieri, “è un temerario, violabile, violabilissimo, bastonabile, bastonabilissimo”. Dio, insomma, ci da fastidio. Rovina gli affari e mette allo scoperto la perversità che alberga, in primo luogo, nel nostro cuore. Favole per tener buoni i bambini. Noi adulti abbiamo l’uso della ragione e il resto è bigotteria. Dio non esiste, non ne hai bisogno. Nemmeno quando lanci un missile Kassam fuori dai tuoi confini. Se Dio esistesse punirebbe la tua azione mille volte. Dio non esiste a Gaza, a Bagdad, a Kabul, a Madrid, a Londra dove si progettano guerre e attentati, queste cittá non ne hanno bisogno. Se Dio esistesse, punirebbe queste cittá col fuoco. Dio non esiste in nessun angolo del mondo dove ogni accenno alla morale è stato superato dalla normalitá dell’abominio, non ce n’è bisogno. Se Dio esistesse avrebbe punito questa umanitá con la peggiore delle epidemie. E poi, se Dio esiste, perché permette le guerre che noi abbiamo iniziato per soddisfare i nostri desideri e che uccidono indiscriminatamente anche i bambini piccoli? Perché permette malattie atroci che ci fanno soffrire e morire quando pretendiamo la libertá sacrosanta dell’abominio? Ecco la logica dei ragionamenti che sappiamo fare con la nostra testa. Di Dio non abbiamo bisogno. Possiamo continuare a mandare generazioni di giovani al macello, incoraggiare i nostri figli al consumo di beni e di piaceri in maniera indiscriminata chiamandoli libertá e rilassarci sulla nostra poltrona davanti al televisore. E lui, il televisore, ci dirá cosa dobbiamo comprare domani, ci incoraggerà all’avventura con la vicina di casa e ci dirá dieci ottimi motivi per muovere la guerra al Burundi-Ruanda. E noi obbediremo docili, come creature che obbediscono al proprio Dio.

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Una Risposta

  1. Ottimo articolo, ma forse Dio c’entra poco con la guerra, e anche molti atei potrebbero essere d’accordo.
    Le guerre le vogliono gli uomini, si organizzano apposta, forse di “naturale” o “soprannaturale” c’è solo l’istinto egoistico e violento, e la svogliatezza di usare il cervello per rimanere in pace.
    Infatti le guerre sono l’ultimo dei miei dubbi su Dio, essendo la colpa di uomini stupidi e avidi, quello che mi rattrista maggiormente è la fame e le malattie nel mondo. Sono credente, ma temo che è troppo facile esserlo per chi è lontano dalle tragedie di milioni di persone.

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