Italiani, mangiate banane italiane!

Era una barzelletta, adesso diventa uno slogan ministeriale.

Incredibile di cosa siano capaci i ministri di questo Governo! Da una raccomandazione che in fondo ha una sua ragione, quella cioé di preferire prodotti regionali a quelli che hanno alle spalle percorsi intercontinentali e quindi una emissione elevata di CO2, il Ministro delle Politiche agricole Luca Zaia riesce a fare un proclama che é la fiera delle bugie e dei luoghi comuni.

Intanto la premessa “fate lo sciopero dell’ananas e non dello zampone” ci ricorda la prima raccomandazione della maestra della prima elementare: non addizionare le mele alle pere. Vale a dire che le ragioni di un annunciato sciopero dello zampone aveva le sue radici nell’aver scoperto tracce di diossina nella carne di maiale di importazione irlandese. A quel punto era legittimo chiedersi perché l’Italia, paese con alte capacitá di produzione di carne suina, dovesse importarne grandi quantitá dall’Irlanda. La domanda é retorica. Un meccanismo perverso di incentivi e finaziamenti della UE fa si che un quarto di maiale trasportato dall’Irlanda (ma anche dalla Germania, Olanda, Spagna, …) all’Italia e quindi rispedito al mittente come “prosciutto di Parma”, permette ai partecipanti dell’operazione di incassare piú volte i premi previsti dalla comunitá per la cosidetta esportazione interna, deformando cosí tutti i meccanismi che contribuiscono alla formazione dei prezzi. Altra cosa l’ananas che é frutto esotico e quindi non reperibile nelle aziende agricole di casa nostra. Si potrebbe discutere se é necessario averlo sulla tavola a Natale, Capodanno o in altra data, ma questo é un altro discorso.

Nella sua tirata patriottica, il Ministro non ha rinunciato a lanciare un paio di pistolotti fumogeni. Il primo: “…ci sono prodotti che in alcune parti del mondo vengono realizzati utilizzando ancora il Ddt, prodotto pericoloso per la salute e da anni bandito in gran parte del mondo…”. Vero. Da noi ci sono mozzarelle e carni ovine alla diossina a causa delle tonnellate di rifiuti interrati nella campagna campana che sono ancora lí e una soluzione del problema non é in vista. Vale a dire che, con una consuetudine tutta italiana doc, negli anni a venire si troveranno scappatoie legislative e amministrative perché il fenomeno sparisca dalle carte e dalle statistiche senza rimuovere un solo metro cubo delle sostanze inquinanti.

Secondo pistolotto. Riguardo l’etichettatura dei prodotti, il ministro ci fa sapere che é indispensabile  far conoscere al consumatore tutto (provenienza inclusa) del prodotto che acquista (se, ad esempio, l’olio è tutto italiano o è un cocktail di olii magari spagnoli, greci, tunisini…). “Abbiamo novanta giorni per cercare di far passare all’Unione Europea la nostra iniziativa… sarà dura, ci accusano di voler in questo modo valorizzare ad hoc il made in Italy… la verità è che noi vogliamo dire a tutti i consumatori: ecco, questi sono prodotti italiani, cioè di qualità, sicuri, con alle spalle tradizione, cultura, capacità di coniugare antica sapienza e innovazione”.  Il Ministro tralascia qui di dire che negli altri paesi dell’Unione é regola ormai ventennale quella di etichettare i prodotti e dichiararne obbligatoriamente la provenienza sui banchi del supermercato cosí come nei mercati rionali. L’uso di mescolare olii italiani a quelli nordafricani é possibile solo in Italia, costretta da rapporti bilaterali all’importazione di prodotti agro-alimentari di cui non sa cosa farsene in cambio, ad esempio,  di concessioni per la pesca.

Terzo pistolotto a rasentare il ridicolo: i controlli. Il Ministro ci annuncia orgoglioso che l’Ispettorato Centrale per il controllo della qualità dei prodotti agroalimentari (ICQ), ha effettuato oltre ottomila controlli. OTTOMILA! Su un totale di circa 335.130 attivitá commerciali nel settore alimentare significa un controllo ogni 41 aziende circa. O, in altre parole e se verrá mantenuta questa media, un controllo per azienda ogni quarant’anni! BRAVO MINISTRO!

Fa meraviglia che siano periodicamente possibili scandali come quello dei formaggi avariati e riciclati da industrie primarie del settore? Anche questa domanda resta nel compartimento della retorica. Certo che di questi scandali ne avremo in continuazione. Perché ci fa meraviglia? Abbiamo un capo del Governo che é volato a Bruxelles a minacciare il resto del mondo col veto se fossero stati approvati provvedimenti per la difesa ambientale che avessero aggravato le industrie italiane con spese per l’allineamento alle norme internazionali di riduzione del CO2. Di cosa ci dobbiamo meravigliare.

Alla fine, riguardo a questa e ad altre vicende nelle quali i “nostri” sono ormai divenuti specialisti nell’indicare altrove le responsabilitá per un mondo ed una societá che ormai si trascina a fatica da una improvvisazione all’altra, vorremmo ricordare una storiella vecchia di almeno duemila anni. Prima di togliere la pagliuzza dall’occhio del prossimo, guarda alla trave che é nel tuo.

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Una Risposta

  1. beh, mi pare la politica dell’apparenza…ciò che conta è essere ben convinti delle baggianate che si propinano all’opinione pubbica…la maggior parte dell’utenza abbocca, poi ci sono le voci critiche, ma vengono perloppiù inascoltate tanto è assordante il clamore mediatico di certe dichiarazioni!

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