Non ci sono guerre sante; é la pace ad essere santa.

Il Gran Muftì al Parlamento Europeo: siamo un’unica civiltà, no alle guerre di religione
L’Aula ha accolto in seduta solenne il Gran Muftì di Siria che, accompagnato da un vescovo cattolico, ha sottolineato come tutti gli uomini facciano parte della medesima civiltà, che si esprime in diverse culture e religioni. Non credendo alla guerra Santa, ha evidenziato la sacralità della vita umana e la necessità di insegnarla nelle scuole e nei luoghi di culto. Rivolgendo un appello a difendere la pace, ha sostenuto che ebrei e musulmani vivrebbero in pace se frequentassero le stesse scuole.

Aprendo la seduta solenne, il Presidente Hans-Gert Pöttering si è detto onorato e felice di poter accogliere in Aula il Gran Muftì di Siria nell’ambito delle iniziative indette per l’Anno europeo del dialogo interculturale. Anno, ha sottolineato il Presidente, a cui il Parlamento europeo attribuisce «grande importanza». Si è infatti detto convinto che la convivenza pacifica di culture e religioni, nell’UE e nel resto del mondo, «è possibile e necessaria». A suo parere occorre creare un ponte con l’altra sponda del Mediterraneo attraverso un dialogo costante e aperto che aiuti la comprensione reciproca. Il nucleo di questo dialogo, ha spiegato il Presidente, «è la tolleranza». Questa consiste nel poter esprimere le proprie opinioni, rispettando quelle degli altri.
 
Nel sottolineare poi l’importanza dei valori comuni, come la dignità della persona e i diritti umani, il Presidente ha affermato che il Gran Muftì «è un sostenitore illustre dei diritti umani» e proviene da un paese, la Siria, in cui «diverse religioni vivono in pace». Prova ne è, ha concluso, che è venuto accompagnato dal Vescovo cattolico della Chiesa caldea Antoine Odo.
 
Prima di prendere la parola, il Gran Muftì Ahmad Badr Al-Din Hassoun ha stretto la mano al Vescovo e, alzando insieme le braccia hanno salutato l’Aula. Il Gran Muftì ha esordito salutando i deputati «nel nome del nostro Creatore che col suo spirito ci consente di vivere», aggiungendo che «siamo tutti creature di Dio, fratelli su questa terra». Ha poi sottolineato di essere originario della Siria per «volontà del cielo» e che Siria, Palestina, Libano, Israele e Giordania sono una «terra benedetta» da dove provengono Abramo, Gesù – «sia con lui la pace di Dio» – e Maometto.
 
Il Gran Muftì si è detto particolarmente lieto di essere stato invitato a parlare di culture e non delle civiltà. Infatti, la civiltà umana è unica, costruita dall’uomo, ed è arricchita dalla molteplicità delle culture, per questo non si può parlare di «scontro di civiltà». La civiltà, ha proseguito, non si costruisce isolatamente «è una creazione collettiva»: coloro che hanno costruito le piramidi sono parte della nostra stessa civiltà, che poi si esprime in diverse culture e religioni. Queste, al contrario della civiltà, sono create da Dio.
 
«Siamo tutti fratelli», ha proseguito, a prescindere dalla religione o dalla lingua. Bisogna quindi evitare che i giovani pensino «che “l’altro” sia un animale». Abramo, Mosé e Maometto provengono da un’unica religione e se la sharia, la legge, evolve col tempo ed è possibile che siamo diversi, «abbiamo un unico Dio cui siamo sottomessi, un’unica religione». «Non ci sarà una guerra Santa, perché non ci sono guerre sante; è la pace a essere Santa». Occorre quindi insegnare ai nostri figli, nelle scuole, nei templi, nelle chiese e nelle moschee, «che ciò che è veramente Santo è l’essere umano» e «i figli valgono tutti i luoghi santi del mondo». «Sia quindi maledetto colui che distrugge l’uomo, poiché mentre chiese e templi possono essere ricostruiti, non è possibile rendere la vita a chi è stato ucciso».
 
Il Gran Muftì ha quindi rivolto un appello affinché la civiltà «non poggi su basi religiose, ma umane». La Terra, ha proseguito, «ha bisogno di pace» e non è possibile obbligare chiunque a adottare la propria religione. Facendo riferimento alla situazione in Palestina e agli appelli per la pace nella regione rivolti dal Papa, ha poi affermato che «se musulmani ed ebrei andassero nelle stesse scuole, vivrebbero in pace». Nel sottolineare poi le parole pacifiste del Presidente siriano Assad, ha affermato che «il vero vincitore è colui che porta l’altro ad essere suo fratello». Ha quindi sostenuto che «tutti – ebrei, cristiani, musulmani e laici – viviamo come un’unica famiglia, in un’unica casa».
 
Nell’esortare gli eurodeputati – «rappresentanti il mondo intero» – a difendere la causa della pace e del diritto, ha aggiunto che «il mondo musulmano non può che aspirare alla pace». Nonostante «le ingiustizie che hanno creato tensione e estremismo … la religione non permette di uccidere, poiché deve portare pace e felicità». Per il Gran Muftì, inoltre, «sono gli uomini ad opprimere e non le religioni». Ha poi sottolineato che Strasburgo «è simbolo della pace» e «il miracolo del XX secolo è l’Europa», che dopo aver conosciuto due guerre mondiali ed aver abbattuto il muro di Berlino senza versare una goccia di sangue, «si è riunificata».
 
Il Gran Muftì ha quindi concluso invitando i parlamentari a tenere una seduta a Damasco, che quest’anno è Capitale della cultura araba. Si è quindi congedato invocando «la pace di Dio» sui deputati.
 
L’Aula gli ha tributato un caloroso applauso.

14/01/2008

Seduta solenne – Allocuzione di Ahmad Badr El Din El Hassoun, Gran Muftì della Siria
15.1.2008

http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?language=IT&type=IM-PRESS&reference=20080111IPR18241

 

 

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